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Libertà di stampa | 30 Apr 2020
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Libertà di stampa, l'allarme del Coe: «La crisi sanitaria sta aggravando una situazione già preoccupante»

Presentato a Strasburgo il report annuale sull'attività della Piattaforma per la protezione dei giornalisti. «Gli attacchi ai media in Europa non possono diventare la nuova normalità», ammoniscono 14 organizzazioni internazionali di operatori dell'informazione e per la libertà di stampa, fra cui la Efj.
La home page della piattaforma per la protezione dei giornalisti del Coe (particolare)

Gli attacchi alla libertà di stampa in Europa rischiano di diventare la nuova normalità. È l'allarme lanciato da 14 organizzazioni internazionali di giornalisti e per la libertà di stampa, fra cui la Efj, durante la presentazione del report annuale sull'attività della Piattaforma per la protezione dei giornalisti del Consiglio d'Europa. «E la crisi generata dal Covid-19 sta aggravando una situazione già allarmante», si legge sul sito web del Coe.

Il Rapporto 2020, che analizza gli alert caricati sulla Piattaforma nel 2019, mostra un aumento degli episodi di intimidazione finalizzati a mettere a tacere i giornalisti del continente. «Un trend in ulteriore crescita in queste settimane di pandemia in cui si è registrata una nuova ondata di gravi minacce e attacchi alla libertà di stampa in diversi Stati membri del Consiglio d'Europa. In risposta alla crisi sanitaria, i governi hanno arrestato i giornalisti per le loro segnalazioni critiche, hanno potenziato il controllo sui media e approvato nuove leggi per punire le "fake news" stabilendo ciò che è consentito e ciò che è falso senza la supervisione di organismi indipendenti appropriati», ammoniscono le organizzazioni internazionali.

Lo scorso anno sono state registrate sulla piattaforma del Consiglio d'Europa 142 gravi minacce al diritto all'informazione, compresi 17 nuovi casi di detenzione, 43 casi d'intimidazioni e molestie, 33 attacchi fisici a giornalisti, fra cui il Coe annovera le uccisioni di Lyra McKee nell'Irlanda del Nord e Vadym Komarov in Ucraina. In aumento anche le "querele bavaglio".

La piattaforma ha anche dichiarato ufficialmente gli omicidi di Daphne Caruana Galizia (2017) a Malta e Martin O'Hagan (2001) nell'Irlanda del Nord come "casi di impunità", evidenziando l'incapacità delle autorità di consegnare i responsabili alla giustizia. Solo la Slovacchia ha mostrato progressi concreti nella lotta contro l'impunità, mettendo sotto processo la presunta mente e altre quattro persone accusate dell'omicidio del giornalista Jàn Kuciak e della sua fidanzata, Martina Kusnirova.

E, sebbene la Piattaforma saluti con favore la maggiore attenzione riservata alla libertà di stampa da parte delle istituzioni europee, comprese sia il Consiglio d'Europa che le istituzioni dell'Unione europea, «la crisi in corso – conclude la presentazione del report – richiede risposte più urgenti e rigorose per proteggere la libertà dei media e sostenere anche economicamente il giornalismo professionale indipendente. Nell'era del governo d'emergenza, la protezione della stampa come cane da guardia della democrazia non può attendere».

PER APPROFONDIRE
Il Report "Giù le mani dalla libertà di stampa: attacchi ai media in Europa non devono diventare una nuova normalità" è disponibile a questo link.

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