«L'Unità deve tornare a casa. Da oltre un anno il Partito democratico lavora perché l'Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta». Lo scrive il Pd sul proprio sito web e sui social martedì 11 agosto 2026.
«Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell'acquisto all'asta del 2022 - prosegue il post -. Una proposta limpida: l'Unità torna al Partito democratico, senza compartecipazioni societarie. Abbiamo esaminato anche soluzioni transitorie, fino a un affitto pluriennale con un percorso certo e vincolante verso il riscatto finale. A differenza del passato, non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale. Possiamo assumere questo impegno perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il Pd».
Una solidità economica che - si legge poco dopo – il partito intende investire «in buona politica: per riaprire sedi, sostenere l'organizzazione e ricostruire strumenti di partecipazione, informazione ed elaborazione culturale, per le nostre campagne sulla sanità pubblica e la scuola, sul salario minimo e il lavoro dignitoso, sulle politiche industriali e la transizione ecologica».
Per questo «accogliamo volentieri l'appello rivolto a Romeo e al Pd da tante personalità della cultura e dell'informazione: da Edith Bruck a Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia, Ivano Fossati e molti altri. Perdere la voce dell'Unità - si rimarca ancora - sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana. Negli ultimi tre anni le Feste dell'Unità sono passate da circa 200 a più di 500. Una comunità è tornata a incontrarsi, discutere, organizzarsi. Vogliamo restituire a quelle feste anche il loro giornale, nello spirito indicato da Antonio Gramsci; cioè non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del Paese».
Infine, «la nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade - concludono dal Pd - ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l'Unità al suo popolo. Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero».
Dal canto suo il Gruppo Romeo Editore, proprietario della testata, replica in una nota che «non si può accettare che, a distanza di un anno, il Pd affermi che c'è una sua 'proposta sul tavolo'. Questa proposta oggi non c'è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni».
Il Gruppo insiste quindi, come già comunicato in passato, sulla volontà di mantenere, in caso di vendita, «una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale». Proposta che il Pd ha deciso di non accettare. «L'editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori», conclude l'azienda. (mf)