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Il presidente dell'Inpgi, Roberto Ginex (Foto: ImagoEconomica/Fnsi)
Inpgi 06 Nov 2026

Osservatorio Agcom, Inpgi: «Giornalismo autonomo tra centralità e fragilità dei redditi»

Pubblicati i dati del report dell’Authority. Il presidente dell’Istituto previdenziale, Roberto Ginex: «Il lavoro autonomo non è adeguatamente retribuito nella prospettiva del futuro assegno pensionistico e la presenza di tanti pensionati attivi tra i giornalisti ci segnala da un lato l’invecchiamento della categoria ma soprattutto lo stato di bisogno, che hanno soprattutto gli autonomi, di dover continuare a lavorare per integrare pensioni troppo basse, conseguenza dei bassi redditi».

Il lavoro autonomo è ormai una componente centrale della professione giornalistica. La quarta edizione dell’Osservatorio Agcom sul giornalismo, pubblicata nell’ottobre 2026, lo indica come la condizione occupazionale prevalente: nell’indagine riguarda il 51,7% sia dei giornalisti sia dei comunicatori. Un dato che invita a guardare alle condizioni di lavoro degli autonomi come a una questione decisiva per il futuro dell’intera professione.

A questa centralità non corrisponde un’analoga solidità economica. Il rapporto indica per il 2023 una media annua di circa 14.314 euro per gli autonomi (cococo e partite Iva), contro circa 59.000 euro per i dipendenti: un divario del 76%. Sono medie riferite a popolazioni e percorsi lavorativi differenti, ma rendono evidente la distanza economica tra le due componenti del giornalismo.

«Il rapporto tra reddito da lavoro autonomo e costruzione della propria posizione previdenziale in chiave pensionistica è strettamente connesso e questi dati anche per Inpgi sono particolarmente rilevanti – dice Roberto Ginex, presidente dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani – La qualità e la continuità del lavoro autonomo sono temi per niente scontati e da leggere anche nella prospettiva delle future tutele. Se è vero che il lavoro autonomo è oggi lo status occupazionale prevalente – prosegue Ginex – va sottolineato che non è adeguatamente retribuito nella prospettiva del futuro assegno pensionistico e la presenza di tanti pensionati attivi tra i giornalisti ci segnala da un lato l’invecchiamento della categoria ma soprattutto lo stato di bisogno, che hanno soprattutto gli autonomi, di dover continuare a lavorare per integrare pensioni troppo basse, conseguenza dei bassi redditi», conclude.

Cambia anche il profilo anagrafico della professione. L’età media degli iscritti attivi alle gestioni previdenziali dei dipendenti e degli autonomi si colloca intorno ai 50 anni. Tra il 2013 e il 2024, la quota di giornalisti attivi con oltre 60 anni è passata dall’8,5% al 20,5%. Nel frattempo, cambiano gli ambiti professionali: il 17,6% della popolazione considerata lavora esclusivamente in agenzie di comunicazione o uffici stampa e il 17,2% combina queste attività con il lavoro per le testate. Il giornalismo si esercita attraverso percorsi diversi, che richiedono attenzione alle condizioni concrete in cui si produce reddito professionale.

L’aggiornamento è una delle esigenze più visibili. Il 41% dei giornalisti vorrebbe seguire corsi sugli strumenti di intelligenza artificiale generativa, il 36,8% sull’introduzione all’IA e sui suoi aspetti etici, il 33,4% sul fact-checking. Per chi lavora in autonomia, rendere accessibili competenze utili alla propria attività è un tema da considerare insieme a quello dei redditi e della continuità professionale. L’Osservatorio offre così una base di conoscenza per riflettere sulle trasformazioni del lavoro e sui bisogni di protezione che le accompagnano. (da inpgi.it)

PER APPROFONDIRE
A questo link l’Osservatorio sul giornalismo dell’Agcom IV edizione.

@fnsisocial

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