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Mattia Motta, segretario generale aggiunto della Fnsi
Mattia Motta con Sandro Ruotolo
Un momento delle celebrazioni per l'anniversario dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia
Il segretario generale della Efj, Ricardo Gutiérrez
Un momento delle celebrazioni per l'anniversario dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia
Un momento delle celebrazioni per il quarto anniversario dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia
Un momento delle celebrazioni per l'anniversario dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia
Anniversario 17 Ott 2021

Quattro anni senza Daphne Caruana Galizia, la Fnsi a Malta: «Riprendiamo le sue inchieste»

Sull'isola, alle celebrazioni per l'anniversario dell'assassinio della reporter, il 16 ottobre 2017, il segretario generale aggiunto Mattia Motta. «Proseguiamo il suo lavoro perché la questione maltese è anche italiana, europea», l'appello.

«Riprendiamo le inchieste di Daphne, quelle che portano in Italia, che riguardano mafia e camorra. Proseguiamo il suo lavoro perché la questione maltese è anche italiana, europea». Mattia Motta, segretario generale aggiunto della Fnsi, da Malta, dove si trova in rappresentanza dei giornalisti italiani in occasione del quarto anniversario dall'uccisione di Daphne Caruana Galizia, lancia l'appello dal palco allestito dalla Ong Republikka a Valletta.

Come scrive il Times of Malta nell'edizione di domenica 17 ottobre, sull'isola «sono incoraggiate le minacce psicologiche e fisiche, fabbriche di troll e fake news» contro i giornalisti scomodi. E tutto questo «non è riconducibile solo alla politica», ma anche a interessi economici che portano dritto alla centrale a gas, grande business su cui, oltre ai Panama Papers, stava indagando Daphne.

«La Fnsi e la società civile italiana, con Articolo21 in testa, chiede azioni concrete all'Italia e al Parlamento Europeo per impedire che si possa ricreare l'ambiente ostile che ha ucciso Daphne prima del tritolo piazzato sulla sua Peugeot, il 16 ottobre 2017: a uccidere Daphne – incalza Motta – fu il clima di minacce, di demonizzazione e di intimidazioni creatole attorno. Il clima d'odio nei confronti dei giornalisti è spesso alimentato dalla politica. Occorre affrontare il tema del linguaggio politico, che punta a creare tifoserie contrapposte, come in una partita di calcio. Quando la politica attacca i giornalisti liberi, scomodi al potere, sta attaccando la radice stessa della democrazia. Un potere politico che oggi vorrebbe non ci fosse differenza tra un giornalista e un'asta del microfono. A questo futuro, noi diciamo no».

Quello del 2021 è il primo ricordo civile dell'uccisione di Daphne in una situazione pandemica sotto controllo. Almeno mille persone in piazza, a La Valletta, la sera del 16 ottobre. Nessun rappresentante del governo laburista si è presentato alle manifestazioni, partite alle 15 da Binijia, luogo in cui abitava Daphne e dove è stata uccisa, finendo la sua vita in un campo coltivato alla fine di una discesa. Lì uno striscione reclama giustizia. "Daphne was right", "Daphne aveva ragione": questo il mantra delle celebrazioni.

«La storia di Daphne, come quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, di Giulio Regeni, di Italo Toni, Graziella De Palo, Andy Rocchelli, solo per fare alcuni nomi, sono ferite aperte per tutti i cittadini europei. Come già fatto dal presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti, e dal segretario generale Raffaele Lorusso solo due giorni fa a Bruxelles, accendere i riflettori su Daphne, sulla sua storia fatta di minacce, cause legali e attacchi personali significa tenere acceso il fuoco della democrazia compiuta, fatta di un giornalismo d'inchiesta libero di criticare e indagare: perché questo è lo scopo della professione giornalistica», prosegue Mattia Motta.

«Uno dei modi per "sparare alle gambe" dei giornalisti d'inchiesta è sommergerli di denunce. Daphne – conclude il segretario generale aggiunto della Fnsi – ha visto con i propri occhi il peso delle minacce giudiziarie che la volevano schiacciare. Il lavoro di Daphne è stato reso ancora più complicato dalle minacce legali. Per questo rilanciamo l'appello della Efj per l'emanazione di una Direttiva Ue sul tema delle querele bavaglio».

@fnsisocial

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