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Giampaolo Rossi, amministratore delegato Rai (Foto: ImagoEconomica/Fnsi)
Rai 08 Giu 2026

Rai 3, Natale (Cda Rai): «Molto gravi le parole dell'Ad Rossi, la fuga di pubblico non è un successo»

Per l'amministratore delegato, intervenuto alla Festa del Foglio il 6 giugno 2026, la rete «che voi giornalisti chiamavate TeleKabul» oggi sarebbe diventata «un canale del servizio pubblico, cioè plurale nei racconti». Parole che «offendono i tanti professionisti che negli ultimi 15 anni hanno portato ascolti e credibilità», commenta il consigliere. Il presidente Fnsi, Di Trapani: «È la prima volta che vedo un Ad rivendicare come 'un grande successo' aver perso telespettatori». Cdr Tg3: «Lo smantellamento dell'identità della Rete è stata una scelta editoriale precisa».

«C'è un aspetto di straordinaria gravità nell'intervista rilasciata sabato a Venezia dall'Ad Rai Giampaolo Rossi, intervenuto alla Festa dell'Innovazione del Foglio. Assieme a una condivisibile rivendicazione del ruolo del servizio pubblico come pilastro dell'industria nazionale dell'immaginario, con risorse scarse in un mercato sempre più affollato e competitivo, Rossi fornisce un'analisi inaccettabile dell'esperienza di Rai3: rivendica incredibilmente come suo 'grande successo' la fuga di spettatori che la rete ha subìto a favore de La7; liquida gli ultimi 15 anni di Rai 3 come 'un'anomalia del servizio pubblico... che da grande canale del sociale si era trasformata nel grande canale dell'ideologia.. una rete appaltata a un blocco ideologico e culturale ma finanziata con i soldi pubblici'». A sottolinearlo, in una nota diffusa lunedì 8 giugno 2026, è il Consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale.

Per Natale, «queste parole non solo offendono i tanti professionisti, non militanti politici, che negli ultimi 15 anni, su Rai3, hanno portato al servizio pubblico ascolti e credibilità, ma sono in radicale contraddizione con le linee-guida editoriali che, a inizio mandato, questo Cda ha approvato all'unanimità e che indicano tra gli obiettivi principali quello di restituire un'identità definita a Rai2 e per quel che riguarda l'approfondimento informativo soprattutto a Rai3. Le sue parole - conclude il consigliere - sono una pessima premessa all'imminente presentazione dei palinsesti Rai, che di quelle linee-guida devono invece essere una prima traduzione».

Intervistato da Salvatore Merlo, sul tema Rai 3 («quella che voi giornalisti chiamavate TeleKabul») Rossi aveva - fra l'altro - rivendicato «un grande successo mio», spiegando che «oggi il lavoro che è stato fatto» è stato quello di «consentire che Rai 3 diventasse un canale del servizio pubblico, cioè plurale nei racconti», un racconto che «nella parte dell'approfondimento giornalistico si amplia maggiormente rispetto al passato».

Sulle parole dell'Ad della Rai interviene anche il presidente Fnsi, Vittorio di Trapani, che sui social osserva: «È la prima volta che vedo un Amministratore Delegato di una azienda rivendicare come 'un grande successo' aver perso telespettatori. Ma almeno chiarisce che dietro la pomposa dichiarazione di un 'cambio di narrazione' in realtà si nascondeva l'obiettivo di una cancellazione culturale, sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, dell'interesse di una azienda, della storia di una rete».

Per Di Trapani, infine, Rossi «dovrebbe scusarsi con chi in questi 15 anni ha dato lustro a Rai3 e quindi all'intero Servizio Pubblico».

Cdr Tg3: «Lo smantellamento dell'identità della Rete è stata una scelta editoriale precisa»
«Le giornaliste e i giornalisti del Tg3 colgono l'occasione del dibattito pubblico sull'identità di Raitre per ribadire la preoccupazione già espressa in proposito più volte negli ultimi anni. Abbiamo conferma dalle parole dell'Amministratore Delegato della Rai Giampaolo Rossi che lo smantellamento dell'identità della Rete è stata una scelta editoriale precisa. Constatiamo che questa scelta ha disorientato il pubblico storico della Rete su cui andiamo in onda, causando una evidente emorragia di ascolti a favore, in particolare, di una televisione concorrente. Noi, quindi, insieme a tutto il pubblico ci chiediamo quale sia adesso la nuova identità di Raitre». È quanto si legge in una nota del Cdr e della Fiduciaria del Tg3 diffusa lunedì 8 giugno 2026.
«Speriamo vivamente – proseguono i rappresentanti sindacali – che ne ritrovi una e che lo smantellamento della linea editoriale consolidata non significhi radere al suolo il nostro pubblico e di conseguenza il nostro Tg, presidio fondamentale del pluralismo dell'informazione nel servizio pubblico. Visto che l'Amministratore Delegato si richiama alla stagione di Angelo Guglielmi, quando Raitre era 'un grande canale del sociale', ci chiediamo se non sia questo l'orizzonte a cui tornare al più presto, già a partire dal prossimo palinsesto». (mf)

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