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Iniziative | 15 Ott 2019
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Due anni senza Daphne Caruana Galizia, Fnsi e Usigrai: «Il 16 ottobre sia la giornata della lotta per la verità»

Il sindacato ha ricordato la reporter presentando il reportage da Malta di Sandro Ruotolo per Fanpage.it. Domani un fiocco viola in sua memoria sui siti web di testate e associazioni. Lorusso: «Serve una convenzione Onu a tutela dei giornalisti». Emanuel Delia: «Si può uccidere una giornalista, non il giornalismo». Ruotolo: «Oggi la politica vuol fare il cane da guardia dei giornalisti». La Ifj: «Troppo tempo è passato senza che sia stato fatto nulla».
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi
Un momento dell'iniziativa in Fnsi

Una giornata, quella del 16 ottobre, anniversario dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia, da dedicare alla lotta per la verità. E l'esortazione alle Nazioni Unite ad approvare una risoluzione per la protezione dei giornalisti, impegnati in teatri di guerra e non solo. Queste, oltre alla nuova richiesta di una commissione indipendente sull'assassinio della reporter maltese, le proposte emerse dall'incontro promosso nella sede della Fnsi in occasione dei due anni dall'attentato costato la vita a Caruana Galizia, durante il quale è stato anche presentato il reportage da Malta realizzato da Sandro Ruotolo per Fanpage.it.

Una giornata per accendere i riflettori sulle inchieste dei giornalisti in difesa dei diritti umani e sulla ricerca di verità e giustizia per i cronisti uccisi nell'esercizio del loro lavoro. «Un impegno che sarà contraddistinto da un fiocco viola, colore preferito di Daphne, che domani sarà sui siti web della Fnsi, dell'Usigrai e di numerose associazioni e movimenti», è la proposta dei partecipanti all'iniziativa, che rivolgono un appello specifico alla Rai Servizio Pubblico e a tutte le testate giornalistiche affinché raccolgano il testimone: «La vicenda di Daphne è una questione europea, quindi ci riguarda da vicino come italiani».

All'incontro, aperto dal segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso, erano presenti anche il reporter maltese Emanuel Delia; i giornalisti Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi; il direttore di Fanpage.it, Francesco Piccinini; il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury; la rappresentante italiana nello Steering Committee della Efj, Anna Del Freo; il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani; il giornalista Luca Perrino, presidente dell'associazione culturale 'Leali delle Notizie' di Ronchi dei Legionari, Comune che il 26 ottobre conferirà la cittadinanza onoraria al figlio di Daphne, Matthew Caruana Galizia.

«Lo scorso giugno il Congresso di Tunisi della Federazione internazionale dei giornalisti ha fatto propria la mozione italiana in cui si chiede di istituire una commissione di indagine indipendente per indagare sui mandanti dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia, la cui vicenda è l'emblema di quello sta succedendo in molte parti del mondo, con un numero sempre più alto di governi che mettono in atto misure per impedire ai giornalisti di svolgere il loro dovere», ha esordito Lorusso, che è anche componente del direttivo del sindacato mondiale dei giornalisti. «Inoltre – ha aggiunto – la Fnsi e i sindacati federati nella Ifj hanno proposto all'Onu di approvare una risoluzione per la tutela dei giornalisti, che ha ottenuto, fra l'altro, il pieno appoggio del governo italiano. Una direttiva che possa aiutare a garantire l'incolumità dei reporter che operano sui territori in guerra, e non solo, il cui lavoro, lo ricordiamo, è alla base della democrazia, perché serve a formare l'opinione pubblica».

Paolo Borrometi, giornalista costretto a vivere sotto scorta per via delle sue inchieste sulla mafia, ha lanciato un appello ai cronisti «a non ricordare Daphne solo nel giorno dell'anniversario del suo omicidio, ma a fare ogni giorno da scorta mediatica a lei, a Ján Kuciak, ucciso in Slovacchia il 21 febbraio 2018, ma anche a Giulio Regeni e a tutti i colleghi che ogni giorno mettono a repentaglio la loro incolumità per informare i cittadini».

Per il direttore Piccinini, «quello che colpisce della storia di Daphne è il silenzio e il disinteresse dovuti al benessere che c'è a Malta. Il silenzio del benessere. Il silenzio dei soldi. Io credo che ci sia un momento – ha osservato – in cui un popolo sceglie di disinteressarsi. Ma credo anche che non si possano barattare i diritti umani con il benessere».

A Emanuel Delia, dopo la proiezione del documentario 'Daphne deve morire', il compito di illustrare la situazione a Malta a due anni dalla morte della reporter, per il cui omicidio sono in attesa di processo tre uomini. «Grazie al sindacato italiano che ricorda Daphne e chiede verità e giustizia. È un bene che la vicenda di Daphne sia diventata una vicenda internazionale. Sull'isola – ha detto – si vive una situazione di omertà e paura che è un successo di chi ha ucciso Daphne. Ma la solidarietà trovata nel resto del mondo ci ha insegnato una importante realtà: si può uccidere una giornalista, ma non puoi uccidere il giornalismo. Per questo sono fiducioso: credo che avremo verità e giustizia, ma per ottenerla occorre porre domande, occorre una inchiesta indipendente, occorre che i giornalisti continuino ad indagare anche al posto delle istituzioni, così da costringere i mandanti dell'assassinio a venire allo scoperto. Questa è una lotta per la verità che secondo me vinceremo».

Per il segretario dell'Usigrai, Vittorio Di Trapani, «occorre un'alleanza europea per ottenere la verità, così come occorre l'impegno delle istituzioni della Ue per fermare la guerra in atto al confine fra Siria e Turchia e per far rispettare a quest'ultima i diritti umani. Consegniamo al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, la richiesta formale di una commissione indipendente su omicidio Daphne e dedichiamo – ha proposto – il 16 ottobre al ricordo non solo della reporter maltese, ma di tutti i giornalisti uccisi nell'esercizio del loro lavoro, e a sostegno di tutti i cronisti impegnati a cercare verità e giustizia». Di Trapani ha poi ricordato la giornalista bulgara Viktorija Marinova, uccisa nell'ottobre 2018, e Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, «che come Daphne sono stati ammazzati per impedire che continuassero il loro lavoro di indagine», ha osservato.

Il portavoce di Amnesty, Riccardo Noury, ha evidenziato le lacune dell'inchiesta condotta dal governo maltese, su pressione dell'Europa, e rilanciato la proposta di dedicare il 16 ottobre «alle giornaliste e ai giornalisti che difendono i diritti umani, riempiendo di iniziative questa giornata». Noury ha poi ricordato la giornalista irlandese Lyra McKee, morta durante gli scontri di Londonderry lo scorso aprile. Mentre Antonella Napoli, di Articolo21, ha parlato di Jamal Khashoggi e ribadito: «Non dovrebbe mai accadere che un giornalista che fa semplicemente il proprio mestiere per questo debba morire».

Anna Del Freo ha ricordato il cronista Vadym Komarov, morto a giugno in seguito a un'aggressione nella città di Cherkasy, in Ucraina, e Anna Politkoskaja, del cui assassinio ricorre quest'anno il decimo anniversario. «Alla fine il novero dei giornalisti morti in Europa negli ultimi anni è impressionante», ha rilevato la rappresentante della Efj, annunciando che domani la Federazione europea sarà in piazza a Bruxelles per spronare la Ue a insistere per ottenere la verità sulla vicenda Daphne e non solo.

Infine Sandro Ruotolo ha raccontato le sue impressioni del viaggio a Malta. «Dovevo andarci per capire la situazione – ha detto – e vivere il clima che si respira in un Paese dove il premier nomina i vertici delle istituzioni, della polizia e in pratica anche della magistratura. Dove i media veramente liberi sono quelli che non prendono finanziamenti pubblici e hanno difficoltà a reperirne dai privati. Parlando con i colleghi senti la paura. Dobbiamo porre Malta sotto osservazione da parte delle istituzioni e soprattutto della società. Oggi i ruoli sembrano invertiti, sembra che la politica sia il cane da guardia dei giornalisti. Daphne ci ha raccontato come si è giornalisti. In suo ricordo – ha proposto – domani mettiamo sui nostri giornalisti un fiocco viola, il suo colore preferito. E facciamo sul serio la scorta mediatica: occupiamoci di quello che accade a Malta, riprendiamo il suo lavoro. Così lasceremo meno soli i colleghi maltesi che si battono per la verità».

A chiudere l'incontro il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti. «Dobbiamo contrastare i bavagli qualunque sia il governo – ha esordito – e tornare in modo ossessivo nelle sedi europee per porre la questione di Daphne e non solo: serve una direttiva per la protezione dei cronisti minacciati. Che il 16 ottobre sia l'occasione per ricordare tutti i casi in cui ancora non abbiamo verità e giustizia. E non dimentichiamo la tragedia che si sta consumando a pochi chilometri da casa nostra. Il governo turco – ha concluso – già prima della guerra imprigionava i giornalisti. Ora sotto le bombe turche i giornalisti muoiono sul fronte curdo. I giornalisti italiani non possono fingere che la guerra in Turchia non esista».

MULTIMEDIA
L'inchiesta di Sandro Ruotolo sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia è online su Fanpage.it.

PER APPROFONDIRE
Di seguito il messaggio del segretario generale della Ifj, Anthony Bellanger.

On behalf of the International Federation of Journalists, representing more than 600,000 journalists in 146 countries around the world, I would like to express my solidarity with the activists of the IFJ affiliate FNSI on the occasion of the celebration of the 2nd anniversary of the murder of Daphne Caruana Galizia in Malta. The IFJ recall its call on the government to conduct an impartial investigation into this atrocious murder and urges on the international community to conduct an independent investigation. Too much time has passed without anything being done. The family demands the truth. The full truth.
Anthony Bellanger

@fnsisocial
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