«In Italia non esiste l'editoria pura, però in Italia esiste lo sciacallaggio dell'editoria. Dietro all'informazione c'è una catena industriale che deve essere alimentata: ci sono i costi, i giornalisti che vanno pagati, magari anche in maniera dignitosa. Allora bisognerebbe fare una legge non continuando ad alimentare i prepensionamenti che svuotano le redazioni, ma per far tornare nelle aziende editoriali quello che manca, ovvero il fatturato". Lo ha detto la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, al convegno "Giornalismo, una professione da difendere. L'informazione tra minacce e sfide dell'innovazione", svoltosi alla Camera giovedì 5 marzo 2026.
«In Italia si fanno bonus per qualsiasi cosa, ma non si fanno bonus per acquistare l'informazione - ha proseguito -. Noi abbiamo sempre detto che quando l'informazione è gratis, quando qualcosa è gratis online, il prodotto sei tu. E vale tanto più oggi nel momento in cui ci sono le intelligenze artificiali che spacciano continuamente fake news che purtroppo i lettori confondono con la verità, perché è sempre più difficile distinguere una notizia vera da una notizia verosimile».
Costante ha poi ribadito che «la richiesta di una legge che finanzi l'editoria in maniera differente che La Federazione nazionale della Stampa sta facendo da molto tempo non trova l'opposizione del governo, ma trova l'opposizione degli editori, perché è molto più semplice fare risparmi sull'occupazione, piuttosto che accettare una sfida diversa che è quella di rilanciare e di credere nell'informazione. Questa è la sfida di oggi. Le ricette non ci sono, bisogna semplicemente – ha concluso - mettersi in testa che l'informazione è un bene sensibile di rilevanza costituzionale e deve avere un finanziamento forte e solido».
La discussione è stata introdotta dall’intervento del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana: «Viviamo un'epoca di profondi cambiamenti, segnata dall'avvento delle nuove tecnologie. Anche il giornalismo attraversa questa fase di trasformazione. Le inedite opportunità offerte dal digitale presentano tuttavia elementi critici per la professione stessa. Penso alla disinformazione che corre in rete e alla conseguente crisi della funzione tradizionale del giornalista di raccolta, di verifica e di analisi dei fatti. Ma la vera sfida oggi è la sicurezza degli operatori dell'informazione. Il clima in cui operano è diventato sempre più ostile e pericoloso, con un sensibile aumento degli atti intimidatori e delle aggressioni».
Fontana ha proseguito: «In questo contesto, la tutela del segreto professionale e delle fonti appare sempre più a rischio. Sono questioni che richiedono un impegno deciso da parte della politica e delle Istituzioni. Tutelare i giornalisti significa preservare un pilastro indispensabile per qualsiasi sistema democratico. È dunque necessario contrastare le pressioni quotidiane che i giornalisti subiscono, offrendo loro protezione e supporto».
Al convegno, moderato da Serena Bortone, ha partecipato anche il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini: «Sono contento che, proprio in reazione alle tante crisi internazionali, abbiamo varato una norma a sostegno della formazione e dell'assicurazione per i freelance. Il governo si è impegnato a trovare un fondo per aiutare gli editori a formare e assicurare questi giornalisti che sono costantemente a rischio della propria incolumità fisica».
Il sottosegretario, tra le azioni messe in campo dal governo, ha ricordato «la riforma dei contributi alle agenzie», che sono stati parametrati «al numero dei giornalisti presenti», perché «crediamo che il racconto dei giornalisti sia l'architrave dell'informazione e che l'informazione algoritmica digitale segua altre dinamiche».
Barachini ha poi affrontato il tema dell’equo compenso, sottolineando che «c'è ancora una distanza fra le richieste agli editori e quelle della Federazione Nazionale della Stampa e dell'Ordine dei Giornalisti. Però siamo attenti e continuiamo a lavorare sul tentativo di trovare una quadra su questo fronte».
Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli ha evidenziato quanto sia «sempre più difficile svolgere il lavoro del giornalista. Il numero dei giornalisti e degli operatori dell'informazione uccisi nel mondo nel 2025 è impressionante, ma viviamo un momento difficile anche in Italia: c'è un incremento, a partire dal Covid, di minacce e aggressioni nei confronti di nostri colleghi. È una escalation continua e per questo crediamo che ci sia necessità di avere degli strumenti di legge che possano proteggere chi fa informazione».
L’avvocato Caterina Malavenda, infine, nell’esporre la sua esperienza professionale nel campo delle querele temerarie ha sottolineato che «la libertà di espressione dovrebbe essere immune da sanzioni penali, civili, deontologiche o amministrative». (anc)
PER APPROFONDIRE
Il video completo del convegno è disponibile sul sito web della Camera dei deputati.