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Appelli | 07 Mag 2020
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Fotografi sportivi, lettera aperta a ministero e Federazioni: «Fateci essere parte attiva nella ripartenza»

Oltre 200 professionisti scrivono alle istituzioni affinché, «nel pieno rispetto delle regole di prevenzione contro la diffusione del virus», la loro presenza sia tenuta in considerazione nell'elaborazione dei protocolli per la ripresa di campionati ed eventi. «Il nostro reddito è scomparso, il nostro lavoro non si può fare in smart working», evidenziano.
Un fotografo sul campo da gioco

«Dietro quegli obiettivi ci siamo noi». Ovvero: gli oltre 200 fotografi sportivi che hanno sottoscritto e inviato una lettera aperta al ministro per Sport Vincenzo Spadafora, alle Federazioni e leghe sportive e agli organismi di categoria dei giornalisti per chiedere di essere parte attiva nella ripartenza degli eventi sportivi nel nostro Paese.

«Siamo le fotografe e i fotografi professionisti sportivi, molti di noi si occupano solo di sport, e, come molte altre categorie professionali, siamo stati travolti dal blocco del Paese e di tutte le attività sportive a causa della pandemia di Covid-19. Possiamo sembrare  una categoria privilegiata, ma il nostro unico privilegio è l'essere appassionati del nostro lavoro», si legge nella missiva.

«Facciamo i fotografi per vivere – proseguono i firmatari – e il nostro reddito è scomparso, e per chi di noi fotografa solo lo sport,  lo è totalmente. C'è chi lavora per le agenzie di stampa, per le società di calcio, per giornali, o chi propone le sue immagini sul libero mercato; pochissimi sono lavoratori stabili, più del 90% di noi è precario anche se noi, ingenuamente, preferiamo ancora chiamarci  freelance.  Abbiamo esigenze differenti, visioni differenti , clienti differenti. Non ci vedete ma tutto il mondo vede il nostro lavoro, le foto che realizziamo».

Negli eventi sportivi, prosegue la lettera aperta, «siamo quelli che hanno meno contatto con gli atleti (per questo abbiamo gli obiettivi cosi grandi); arriviamo negli impianti quando non c'è ancora nessuno, né atleti né pubblico, e ce ne andiamo quando sono andati via tutti. Il nostro lavoro richiede la presenza fisica. Non lo possiamo fare a distanza. Per noi non esiste smart working».

Lo svolgimento dell'evento a porte chiuse, concludono i fotografi, «non può comportare l'esclusione della nostra categoria. Nel pieno rispetto delle regole di prevenzione contro la diffusione del virus, chiediamo di considerare la nostra figura professionale, e quindi la nostra presenza agli eventi, nell'elaborazione dei protocolli per la ripresa dei campionati e degli eventi sportivi». 

Foto: Elijah Ekdahl su Unsplash

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