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Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi
Libertà di informazione 15 Lug 2026

Infrazione Ue all'Italia sulla direttiva anti - Slapp, Costante: «Subito norme contro le querele bavaglio»

La Commissione europea contesta a Roma di non aver recepito integralmente la normativa a tutela, anche dei giornalisti, dalle azioni legali strategiche volte a mettere a tacere chi opera nell'interesse pubblico. La segretaria generale Fnsi: «Da anni chiediamo a questo governo e quelli che l'hanno preceduto regole contro le azioni temerarie utilizzate come un randello nei confronti di chi fa informazione».

La Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia e di altri 13 Stati membri per non aver recepito integralmente le norme Ue a tutela delle persone dalle azioni legali strategiche e abusive volte a mettere a tacere chi opera nell'interesse pubblico, le cosiddette Slapp. La notizia arriva mercoledì 15 luglio 2026, pochi giorni dopo la pubblicazione del report del Media Freedom Rapid Response sulla missione a Roma, qualche mese prima.

«Abbiamo più volte sollecitato il governo ad adottare le norme contro le Slapp. E non solo quelle transfrontaliere il cui recepimento, diciamolo, è fin troppo facile», commenta Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.

«Quello che serve in Italia - aggiunge - è una normativa contro le querele temerarie utilizzate come un randello nei confronti di chi fa informazione. Una richiesta che la Fnsi ha fatto negli anni, non solo all'attuale governo, ma anche a tutti gli altri che lo hanno preceduto, siano stati politici o tecnici e di qualunque colore».

Oltre all'Italia, le lettere di costituzione in mora sono state inviate a Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia.

La Direttiva Ue 2024/1069 tutela, tra gli altri, giornalisti, difensori dei diritti umani e organizzazioni della società civile da azioni giudiziarie infondate o abusive in materia civile con implicazioni transfrontaliere. Le norme consentono ai tribunali di respingere in una fase iniziale le richieste manifestamente infondate, prevedono rimedi per le persone colpite e una protezione contro le sentenze pronunciate in Paesi terzi. Gli Stati membri avevano tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

I 14 Paesi interessati hanno ora due mesi per rispondere e notificare alla Commissione le misure complete di recepimento. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà decidere di inviare un parere motivato. (mf)

@fnsisocial

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