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La delegazione del consorzio Mfrr nella sede della Fnsi a marzo 2026
Libertà di informazione 13 Lug 2026

Media Freedom Rapid Response, online il rapporto 2026 sull'Italia: «La libertà di stampa arretra ancora»

Lo studio presenta i risultati della missione - la terza a Roma in cinque anni - che il consorzio europeo ha condotto il 9 e 10 marzo.

È online da lunedì 13 luglio sul sito web del consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (Mfrr) il rapporto 2026 sulla libertà di informazione in Italia. Lo studio presenta i risultati della missione - la terza a Roma in cinque anni - che Mfrr ha condotto il 9 e 10 marzo 2026.

«La missione - si legge sul sito del consorzio - ha rilevato che l'Italia ha continuato a percorrere una traiettoria negativa, con conseguente ulteriore erosione della libertà di stampa. Questo rapporto offre un'analisi delle quattro questioni più urgenti individuate dal consorzio. La persistente ingerenza politica sulla Rai, i cui modelli di governance e finanziamento non sono conformi agli standard dell'Emfa, esemplifica la tendenza più preoccupante nel settore dei media italiani».

Sotto i riflettori anche la recente cessione delle testate del Gruppo Gedi ai greci di Antenna Group, che «ha sollevato notevoli preoccupazioni sul futuro dell'indipendenza editoriale nel panorama mediatico italiano, uno sviluppo che mette in luce anche questioni più ampie di pluralismo e concentrazione dei media in Italia».

E poi la diffusione delle querele bavaglio, definite «minacce legali», cui si aggiungono la legge sulla diffamazione in ambito penale, «tra le più severe d'Europa», e «la tendenza a intentare cause Slapp (Strategic Lawsuit Against Public Participation)», con i giornalisti italiani che «si trovano ad affrontare rischi legali ben più gravi rispetto ai colleghi di altri Paesi della Ue». E, «nonostante l'urgenza della questione - rilevano gli estensori del rapporto - gli attori istituzionali in Italia sembrano concentrarsi su una trasposizione minima e simbolica della Direttiva anti-Slapp».

Infine, «l'Italia si è affermata come uno dei casi più preoccupanti di sorveglianza nei confronti dei giornalisti, a seguito dello scandalo del software spia Graphite, mentre sono state monitorate anche altre forme di violazione digitale, tra cui attacchi DDoS e tentativi di phishing. Purtroppo - conclude la presentazione del rapporto - le azioni istituzionali volte a migliorare la tutela dei giornalisti e delle loro fonti si sono rivelate insufficienti, mentre il quadro giuridico nazionale necessita di una riforma urgente in linea con l'Emfa».

Alla missione hanno preso parte rappresentanti di European Centre for Press and Media Freedom (Ecpmf); Federazione europea dei giornalisti (Efj); Free Press Unlimited (Fpu); International Press Institute (Ipi); Osservatorio Balcani e Caucaso. Partner locali erano Amnesty International Italia, Fnsi e Usigrai.

PER APPROFONDIRE
Il rapporto completo del Media Freedom Rapid Response sull'Italia è disponibile a questo link.

@fnsisocial

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