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Parlamento 26 Apr 2010

Intercettazioni: Finiani, non ci metteremo di traverso 73 subemendamenti, 6 del Pdl. Alfano, per reati di mafia no ai cambiamenti

Sul ddl Intercettazioni i finiani non faranno barricate e si uniformeranno alle decisioni del resto della maggioranza. Ad assicurarlo è Laura Allegrini, l'unica componente della commissione Giustizia del Senato (quella che sta esaminando il testo) vicina alle posizioni di Fini. ''È un testo che non costituisce per noi alcun problema - avverte - non abbiamo presentato neanche dei subemendamenti. Non ci metteremo certo di traverso. Per noi va bene così''. Intanto di subemendamenti al ddl (rispetto alle proposte di modifica presentate dal governo lo scorso 20 aprile) oggi ne arrivano 73. Ma di questi solo 6 sono del Pdl.

Sul ddl Intercettazioni i finiani non faranno barricate e si uniformeranno alle decisioni del resto della maggioranza. Ad assicurarlo è Laura Allegrini, l'unica componente della commissione Giustizia del Senato (quella che sta esaminando il testo) vicina alle posizioni di Fini. ''È un testo che non costituisce per noi alcun problema - avverte - non abbiamo presentato neanche dei subemendamenti. Non ci metteremo certo di traverso. Per noi va bene così''. Intanto di subemendamenti al ddl (rispetto alle proposte di modifica presentate dal governo lo scorso 20 aprile) oggi ne arrivano 73. Ma di questi solo 6 sono del Pdl.

Quattro portano la firma del senatore ex An, Domenico Benedetti Valentini, ma, precisa l'interessato, sono stati depositati ''esclusivamente a titolo personale''. E due sono del legale del premier Piero Longo. Le proposte di modifica di Benedetti Valentini puntano a mitigare la norma secondo la quale dovranno essere i Tribunali distrettuali riuniti in composizione collegiale a dare il via libera alla richiesta di poter intercettare. La misura, assicura il senatore, creerà molti disagi perché ''ogni singola Procura dovrà chiedere l'autorizzazione solo al Tribunale del capoluogo del distretto e certo non basteranno i sei mesi di tempo previsti dalla norma transitoria voluta dal governo per consentire una riorganizzazione di tali uffici''. Pertanto, Benedetti Valentini propone che il tempo per adeguare gli organici si allunghi a ''18'' o a ''24 mesi''. Oppure suggerisce che prima di far entrare in vigore la norma si attenda il decreto del governo per una completa informatizzazione degli uffici giudiziari, almeno per evitare il disagio che ''faldoni corposi e delicati vadano su e giù per l'Italia''. Il Tribunale, infatti, per autorizzare l'intercettazione dovrà dare una sua valutazione della richiesta. Ed è su questo aspetto che invece interviene Longo. Nella proposta di modifica del governo si diceva infatti che nel decreto di autorizzazione ''il tribunale deve, con autonoma valutazione, dare conto dei relativi presupposti, che devono essere espressamente e analiticamente indicati e non desunti dai soli contenuti di conversazioni intercettate nello stesso procedimento''. Ora Longo propone che la frase si fermi ad ''analiticamente indicati'', cancellando il resto. In questo caso non ci sarà più l'obbligo di ''non desumere'' i presupposti dai soli contenuti delle intercettazioni.

Sul tema, intanto, interviene il ministro della Giustizia Angelino Alfano assicurando che nel ddl ''si lascerà una corsia preferenziale per i reati di mafia in modo che per questa tipologia di reati resti tutto com'è''. Ma l'assicurazione convince poco il Pd. Il responsabile Giustizia Andrea Orlando ricorda ad Alfano che spesso ''i reati di mafia sono stati individuati partendo da indagini su reati minori''. Cosa che con questo ddl non sarà più possibile, visto che ci sarà una ''limitazione della capacità di indagine''.

Il Guardasigilli, incalza il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti,''ancora una volta sottovaluta gli effetti del ddl sulla lotta alla criminalità organizzata. ''È semplicemente un testo indecente'' taglia corto il presidente dei senatori Idv Felice Belisario. E mentre infuria la polemica tra i poli, i giornalisti confermano per il 28 aprile la protesta contro il provvedimento. La manifestazione, spiega il presidente della Fnsi Roberto Natale, è per dire no agli emendamenti del governo e del relatore Roberto Centaro che ''peggiorano ulteriormente il testo'' inasprendo le pene e restringendo ancora di più il lavoro del cronista.

''Domani, comunque - comunica il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli - ci sarà l'illustrazione degli emendamenti e da mercoledì si comincerà a votare''. (ANSA)

@fnsisocial

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