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Libertà  di stampa 18 Dic 2015

Lecce, il tribunale condanna Francesco Viviano. La Fnsi: "Basta carcere per i giornalisti"

Ancora un caso di condanna al carcere per un giornalista. Questa volta a rischiare la galera è il collega Francesco Viviano, cronista di Repubblica. “A prescindere dal caso in questione – commentano Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso - la vicenda ripropone l'urgenza di affrontare il problema del carcere per i giornalisti, ancora previsto nel nostro ordinamento”.

Ancora un caso di condanna al carcere per un giornalista. Questa volta a rischiare la galera è il collega Francesco Viviano, cronista di Repubblica. “A prescindere dal caso in questione – commentano Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso - la vicenda ripropone l'urgenza di affrontare il problema del carcere per i giornalisti, ancora previsto nel nostro ordinamento”.

Ancora un caso di un giornalista condannato al carcere. Questa volta è toccato a Francesco Viviano, giornalista di Repubblica condannato dal tribunale di Lecce ad un anno di reclusione.
“A prescindere dal caso in questione – commentano il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso - la vicenda ripropone l'urgenza di affrontare il problema del carcere per i giornalisti, ancora previsto nel nostro ordinamento”.
Sul caso si erano già pronunciati anche il Cdr e la redazione di Repubblica sottolineando che chi esercita il diritto di cronaca nell'interesse esclusivo dei cittadini ad essere informati e nel rispetto della verità dei fatti non può rischiare il carcere.
“Si tratta – spiegano Lorusso e Giulietti – di un'anomalia tutta italiana, più volte stigmatizzata anche dagli organismi internazionali. A tal proposito, sarebbe auspicabile che il Parlamento desse seguito alla richiesta dell'Unione europea di depenalizzare il reato di diffamazione a mezzo stampa. La proposta di riforma attualmente in discussione non affronta il problema in modo soddisfacente anche perché nulla dice su un altro fenomeno molto italiano, quello delle querele temerarie, una pratica sempre più diffusa e inaccettabile in un Paese civile perché si trasforma di fatto in una forma di intimidazione ai giornalisti e, quindi, di limitazione del diritto di cronaca”.

@fnsisocial

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