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Internazionale | 18 Feb 2020
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Libertà di stampa nel mondo, la Ifj: «Necessaria una convenzione Onu per la protezione dei giornalisti»

Da Doha, dove si è appena conclusa la Conferenza sui social media promossa con l'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, il presidente del sindacato internazionale lancia l'allarme: «Crimini e abusi contro gli operatori dei media non possono rimanere impuniti. Occorre essere uniti per difendere la professione».
Younes Mjahed, presidente della Ifj

«I governi devono rispettare la libertà di stampa e i diritti umani, i crimini e gli abusi commessi contro i giornalisti non possono rimanere impuniti. La professione sta affrontando nuove e sempre più difficili sfide, occorre essere uniti per difenderla». Il presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Younes Mjahed, lancia l'allarme alla Conferenza di Doha su social media e diritti umani, che si è chiusa con raccomandazioni ai governi e alle grandi compagnie. Marocchino, nato come editore nel suo paese, ha anche un passato come attivista politico che gli è costato 10 anni di prigione.

In un'intervista con l'Ansa, chiede supporto all'iniziativa che la Federazione intende portare avanti nell'immediato futuro. «Abbiamo un progetto di convenzione con le Nazioni Unite per la protezione dei giornalisti – fa sapere il presidente Ifj –, con la creazione di un meccanismo di indagine internazionale su tutte le forme di repressione contro i giornalisti. Siamo stati nel quartier generale delle Nazioni Unite a New York e a Ginevra, dove torneremo il prossimo 13 marzo. Speriamo che gli stati democratici ci supportino per il successo di questo progetto. La libertà di stampa e la difesa dei giornalisti è un pilastro della democrazia ed è anche una responsabilità degli stati».

«La principale minaccia restano gli omicidi dei giornalisti, ma ci sono anche detenzioni, aggressioni fisiche e tutte le altre forme di repressione – spiega Mjahed –. Il giornalismo rimane una professione molto pericolosa in diversi paesi del mondo. Inoltre le condizioni di lavoro si stanno deteriorando a causa della crisi economica in diversi settori della stampa».

La Federazione internazionale, insieme all'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha contribuito all'organizzazione della conferenza di Doha. «Siamo qui per difendere la libertà di stampa – sottolinea Mjahed –. Il focus è stato sui social network e sulle nuove tecnologie dell'informazione. Ora ci interessa andare avanti con altri partner in tutto il mondo per trovare soluzioni a problemi complicati. Da un lato abbiamo l'obbligo di difendere la libertà di espressione, che si è sviluppata con la rivoluzione digitale, e dall'altro dobbiamo proteggere la società dagli effetti negativi di questa rivoluzione. È un'equazione difficile da risolvere ed è per questo che siamo qui, per continuare la riflessione collettiva». (Ansa)

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