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Non esistono le "baby squillo", esistono le bambine ed esistono i pedofili (Foto: change.org)
Deontologia 22 Mag 2016

L'Ordine censura la definizione "baby squillo": viola la Carta di Treviso

La definizione "baby squillo" potrà costare al giornalista che la usa una sanzione disciplinare. Il Consiglio nazionale dell'Ordine ha infatti approvato all'unanimità un ordine del giorno con il quale ha sancito che «l'uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione "baby squillo" è un'inammissibile violazione» della Carta di Treviso.

La definizione "baby squillo" potrà costare al giornalista che la usa una sanzione disciplinare. Il Consiglio nazionale dell'Ordine, nella sua ultima riunione romana, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, presentato dal gruppo di lavoro Pari opportunità, con il quale ha sancito che «l'uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione "baby squillo" è un'inammissibile violazione» della Carta di Treviso, il protocollo firmato da Odg, Fnsi e Telefono azzurro con l'intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia inserito come allegato nel Testo unico dei doveri in vigore il 3 febbraio 2016.

«Le bambine – si legge nel documento del Cnog – sono le vittime e gli uomini che abusano di loro, i pedofili, sono i colpevoli. Usare i termini corretti è alla base del nostro lavoro. Scambiare le vittime con i colpevoli dà luogo ad una informazione falsa e fuorviante».

Per sensibilizzare sul tema Ordine, direttori di testate e tutti i giornalisti e le giornaliste italiane, di recente era anche stata lanciata una petizione su Change.org («Non esistono le "baby squillo", esistono le bambine ed esistono i pedofili») che ha mobilitato in poche settimane oltre 30mila sostenitori.

@fnsisocial

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