«Criticare Israele non è antisemitismo, ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani. Per questo la nuova 'norma-bavaglio', contenuta nel Ddl Antisemitismo e basata sulla definizione Ihra (International Holocaust Remebrance Alliance), va fermata». Lo afferma una galassia di oltre 100 associazioni, lanciando per mercoledì 9 settembre 2026 «un grande presidio e una maratona di interventi» fuori da Montecitorio, a partire dalle 13.
Lo stesso giorno, in commissione Affari costituzionali alla Camera, prenderà il via la discussione del Ddl Antisemitismo. Per i promotori dell'iniziativa la definizione Ihra, recepita dal provvedimento, «tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita».
Di fatto, equivarrebbe «a tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (come riconosciuto anche dall'Onu un anno fa), la pulizia etnica e l'apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese».
A firmare l'appello, tra le tante sigle, ci sono Amnesty International, Anpi Roma, Cgil Roma e Lazio, Usb, reti studentesche come Osa e Cambiare Rotta e la Federazione nazionale della Stampa. Anche diverse Assostampa regionali hanno sottoscritto l'appello.
Benché, come altri organismi di categoria, avesse ricevuto la dichiarazione Ihra da parte dell'ambasciata di Israele, la Fnsi non l'ha mai sottoscritta. (mf)