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Cdr 03 Lug 2026

Palinsesti Rai, il Cdr Approfondimento: «L'informazione non si misura ‘a ore’»

I rappresentanti sindacali: «Quella che è aumentata è solo l’offerta di comunicazione desiderata, prodotta e imposta dall’ad».

«La Rai non ha aumentato le ore di informazione offerte, ma di comunicazione aziendale: l’informazione la fanno i giornalisti, non l’editore e quella che è aumentata è solo l’offerta di comunicazione desiderata, prodotta e imposta dall’amministratore delegato della Rai». Lo denuncia il Cdr Approfondimento Rai in una nota diffusa venerdì 3 luglio 2026.

«Oggi – prosegue la nota - l’amministratore delegato è l’unico e solo decisore di una serie di spazi del Servizio pubblica senza alcun confronto con i giornalisti, con le rappresentanze sindacali, con il CdA, nè tantomeno con le parti politiche sedute in parlamento. Non è un’accusa, è cronaca. La riforma Renzi della Rai ha sostituito il controllo del Parlamento con quello del governo, nel contempo non è stata registrata una regolare Testata per i programmi di Rete, il risultato è stato di trasformare quegli spazi informativi in strumenti di comunicazione diretta dell’Editore assoggettando di fatto i giornalisti delle reti alla volontà del governo».

Il Cdr sottolinea poi che «“Informazione” è una parola che andrebbe usata con senso di responsabilità: lo impone la Legge sulla stampa, lo manifesta l’evidenza dei rapporti con le forze democratiche con cui l’Azienda dovrebbe confrontarsi. Se neanche i parlamentari della Commissione Vigilanza Rai possono incidere sull’offerta informativa della Rai, qualche domanda forse è ora di porsela».

I rappresentanti sindacali incalzano: «Nelle Reti teniamo il conto. Sono passati tre mesi da quando i sindacati uniti hanno chiesto un tavolo per affrontare il nodo dell’identità delle giornaliste e dei giornalisti della Direzione Approfondimento, necessario per garantirci gli strumenti di base per esercitare liberamente il nostro mestiere: ancora non è giunta alcuna risposta. Lo scorso anno le giornaliste, i giornalisti, estromessi da ogni scelta di programmazione, hanno partecipato insieme a conduttori e Stampa romana (Fnsi) alla prima contromanifestazione di palinsesto, a Napoli. Ovviamente, la notizia non ha trovato grande spazio. "Siamo passati da 400 ore di informazione del 2023, alle quasi 700 del 2025” ha affermato l’ad Rossi. Ma l’informazione non si misura a chili, non va “a ore”. Dieci chili di Garlasco a quanti etti di disagio giovanile, disoccupazione, malasanità corrispondono?  Per mesi abbiamo costretto i cittadini che non volevano abbandonarsi al voyeurismo di certa cronaca nera a cambiare canale. Magari per informarli su cosa accade nelle carceri sovraffollate, cosa accade in Val di Susa, con il Ponte sullo Stretto, quanti treni sono in ritardo e perché, quante sono le autostrade bloccate, quanto hanno rialzato la testa le mafie, cosa succede a Gaza, dove stanno fioccando i nuovi conflitti di interesse, se siamo più ricchi o più poveri».

Il Cdr prosegue: «Il bisogno di capire e di guardarsi intorno degli italiani deve andare altrove, su altri canali. L’amministratore ha vantato di aver eliminato Telekabul, come se l’informazione fosse solo di sinistra. Quindi, una offesa innanzitutto a quei cittadini che di sinistra non sono e che volevano informarsi, ascoltare una voce diversa.  Ma il brand Rai3, al netto della sua importanza informativa, ha un preciso valore economico, che è stato depauperato. Sono soldi. Neanche 12 mesi fa si tagliavano puntate ai programmi di qualità e successo di quella rete ragionando sulla sostenibilità delle spese, poi sono fioccate costose produzioni esterne, e infine ci si è vantati di aver allontanato il pubblico. Mortificare i lavoratori, il pubblico e il bilancio dell’azienda non dovrebbe essere motivo di vanto».

Per questo, il Cdr Approfondimento «rivendica con forza il diritto delle giornaliste e giornalisti a un incontro con l’azienda per un tavolo sul rispetto dei diritti dell’Informazione, una regolare testata, e sulla valutazione dell’offerta. Ricordiamo, infine, che quando l’azienda si vanta di aver “assunto e stabilizzato 127 giornalisti precari" dovrebbe per correttezza raccontare il numero di nuovi precari introdotti nello stesso periodo con nuovi contratti di consulenza». (anc)

@fnsisocial

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