«Palazzo Labia non è un museo». La redazione Tgr Veneto torna a manifestare la propria contrarietà rispetto all'ipotesi di vendita dell'attuale sede di Palazzo Labia a Venezia, e al conseguente trasferimento degli uffici della Rai a Mestre. In una lettera aperta indirizzata al Cda dell'azienda, i giornalisti chiedono infatti di ripensare l'inserimento dello storico immobile veneziano, dove la redazione «entrò - ricordano - esattamente 56 anni fa, il 23 giugno 1970», nella lista dei beni alienabili.
«A noi cronisti della Tgr Veneto, che lo abitiamo lavorandoci, non sembra una rinunciabile sede di rappresentanza» scrivono. «Sul campo e da qui - aggiungono - raccontiamo il territorio per immagini, anche. Che prendano forma, nel montaggio, tra le sue, a Venezia, ha un valore intrinseco insostituibile. Da Palazzo Labia la Rai esprime un modo di essere, la nostra italianità, il carattere della nazione».
Nel documento, inoltre, è chiarito come la convivenza tra l'attività giornalistica e l'apertura al pubblico dei capolavori del Tiepolo sia non solo possibile, ma sostenibile: il Fai sarebbe pronto a collaborare «per ripristinare l'ingresso al pubblico» e l'associazione Save Venice avrebbe già sul tavolo una donazione da un milione di euro per i restauri.
«La gestione si pagherebbe da sola e Palazzo Labia rimarrebbe un luogo vivo della città, non un museo», spiegano i cronisti, che contestano la scelta di andare in affitto in terraferma e invitano i vertici di viale Mazzini e il ministero della Cultura a considerare «storia e la bellezza» come parte integrante del piano industriale. (Ansa)