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Sandrine Rigaud e Laurent Richard di Forbidden Stories
L'intervento del presidente del Parlamento Ue, David Sassoli (Foto: Daina Le Lardic)
Vincitori e giuria del premio Daphne Caruana Galizia (Foto: Philippe Buissin)
Anthony Bellanger, segretario generale della Ifj (Foto: Philippe Buissin)
La consegna del premio a Sandrine Rigaud e Laurent Richard (Foto: Daina Le Lardic)
Il premio Daphne Caruana Galizia al Pegasus Project di Forbidden Stories (Foto: Daina Le Lardic)
Internazionale 14 Ott 2021

Parlamento Ue, premio Caruana Galizia al Pegasus Project. Sassoli: «Dovere delle istituzioni proteggere i cronisti»

La cerimonia di premiazione nella sala stampa 'Anna Politkovskaya', a Bruxelles. Il presidente dell'Eurocamera: «Senza giornalismo indipendente libertà e democrazia a rischio». In giuria, presieduta dal segretario della Ifj, Anthony Bellanger, anche il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

È stato assegnato ai giornalisti del Pegasus Project, coordinato dal Consorzio Forbidden Stories, il primo premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo investigativo del Parlamento europeo. All'inchiesta, che ha svelato l'ampia rete di spionaggio condotta in diversi Paesi del mondo ai danni di politici, attivisti e giornalisti attraverso il software Pegasus, hanno collaborato 80 reporter di 17 media in 10 Paesi con il supporto tecnico del Security Lab di Amnesty International.

Ad aprire la cerimonia di premiazione, che si è tenuta nella sala stampa "Anna Politkovskaya" dell'Eurocamera, a Bruxelles, il presidente del Pe David Sassoli. «Siamo orgogliosi di essere una democrazia e dobbiamo essere consapevoli che democrazia e libertà non sono indistruttibili e dati per sempre: i diritti non sono scolpiti nella pietra, ma vanno difesi ogni giorno», ha esordito.

«Noi siamo un modello perché abbiamo delle regole – ha aggiunto – e queste regole prevedono anche che chi esercita il potere debba essere controllato. Questa è la funzione del giornalismo indipendente e del giornalismo investigativo di cui Daphne Caruana Galizia è stata interprete. Daphne faceva domande scomode, scavava a fondo anche quando veniva minacciata. È stata una combattente per la democrazia e la libertà. E non è stata l'unica vittima del suo lavoro, perché purtroppo il giornalismo è un lavoro pericoloso anche in Europa».

Il presidente Sassoli ha poi ricordato Jan Kuciak e Martina Kusnirova, uccisi in Slovacchia, Peter de Vries, assassinato in Olanda e il giornalista greco Giorgos Karaivaz, ammazzato ad Atene. «È inaccettabile – ha ribadito – che i giornalisti siano attaccati e uccisi per il loro lavoro. I reporter subiscono minacce, vengono intimiditi, subiscono futili cause giudiziarie con l'obiettivo di bloccare la loro attività e il Covid ha aggravato questa situazione. La pandemia ha evidenziato l'importanza di avere media liberi e indipendenti, però ha anche esacerbato minacce preesistenti nei confronti della stampa. Ne sono un esempio i reporter attaccati durante le manifestazioni contro le misure che i governi hanno dovuto adottare per contrastare il virus».

Il recente indice su libertà di stampa nel mondo, ha proseguito Sassoli, «ci dice che il giornalismo è totalmente o parzialmente bloccato in 130 su 180 Paesi. In Europa vengono realizzati reportage eccezionali e la morte di Daphne ha portato a una rinascita del giornalismo investigativo».

Citando, poi, l'assegnazione del Nobel per la pace ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov, il presidente dell'Europarlamento ha osservato che «evidenzia il ruolo cruciale che il giornalismo svolge. Proteggere i giornalisti – ha proseguito – è un dovere delle società democratiche. Siamo preoccupati per alcune situazioni che rischiano di far declinare il pluralismo dell'informazione e aumentare le concentrazioni nelle proprietà dei media, ma il Parlamento europeo è il primo a parlare quando si vogliono mettere a tacere le voci critiche e di recente ha anche emanato una raccomandazione per proteggere giornaliste e giornalisti dalle minacce online. Ora dobbiamo fare di più per sanzionare chi colpisce minaccia o attacca i giornalisti. Dopo la morte di Daphne il Parlamento europeo ha deciso di sostenere questo premio in suo nome nella convinzione che senza giornalismo indipendente non ci può essere una società libera».

Oltre 200 i candidati alla prima edizione del premio Daphne Caruana Galizia. In qualità di rappresentante dei 29 membri della giuria, il segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti, Anthony Bellanger, ha consegnato il premio ai rappresentanti di Forbidden Stories, Sandrine Rigaud e Laurent Richard.

«Il giornalismo non è un crimine, ma nel mondo si continua a morire di giornalismo», ha detto Bellanger, ricordando l'impegno del sindacato mondiale in difesa della professione e citando le difficili situazioni in Afghanistan, Yemen e Messico. «Oggi in tutte le regioni del mondo informare in modo libero significa ricevere minacce e intimidazioni, mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri cari. I cittadini hanno diritto ad essere bene informati e questa è la missione di noi giornalisti. Ma alcuni colleghi hanno pagato un prezzo troppo alto per il loro lavoro».

Presenti alla cerimonia i due figli di Daphne, Andrew e Mattew, e alcuni europarlamentari. Per la Federazione nazionale della Stampa italiana, che fa parte della giuria, ha partecipato il segretario generale Raffaele Lorusso, che ha ringraziato il presidente Sassoli per l'attenzione rivolta alla condizione dei giornalisti che anche in Italia devono difendersi dagli attacchi di criminali e squadristi e da tempo devono difendere anche il loro lavoro che sta diventando sempre più precario. Lorusso ha infine ricordato la recente decisione della Fnsi di proclamare lo stato di agitazione in risposta agli attacchi alla professione, al lavoro regolare, al welfare della categoria e all'autonomia dell'Istituto di previdenza.

@fnsisocial

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