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Anniversario | 19 Feb 2020
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Roma, ricordati in Fondazione Murialdi i giornalisti ebrei radiati dal fascismo

Era il 16 febbraio 1940: in 30 furono costretti ad abbandonare la professione in seguito all'applicazione delle leggi razziali. A distanza di 80 anni, la Fondazione sul giornalismo, con la Comunità Ebraica di Roma, ha voluto rendere loro omaggio. E l'Ordine del Lazio ha deciso di riammetterli.
Un momento dell'iniziativa in Fondazione Murialdi
Un momento dell'iniziativa in Fondazione Murialdi
Un momento dell'iniziativa in Fondazione Murialdi
Un momento dell'iniziativa in Fondazione Murialdi
Un momento dell'iniziativa in Fondazione Murialdi

Il 16 febbraio 1940 almeno trenta giornalisti di religione ebraica vennero radiati dall'Albo in seguito all'applicazione delle leggi razziali. A distanza di 80 anni, la Fondazione sul giornalismo "Paolo Murialdi", in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, ha voluto ricordare quell'evento con una iniziativa che si è tenuta mercoledì 19 febbraio nella sede della Fondazione, a Roma. Introdotto dal presidente Vittorio Roidi, Enrico Serventi Longhi, autore di una ricerca negli archivi della Fondazione sulle epurazioni della categoria, ha ripercorso la vicenda e raccontato alcune delle storie personali e professionali di questi giornalisti.

A Massimo Finzi, assessore alla Memoria della Comunità Ebraica di Roma, e Silvia Haia Antonucci, responsabile dell'Archivio storico della Comunità, il compito di commentare quello che accadde prima della seconda guerra mondiale e quanto sta accadendo oggi, con gli episodi di intolleranza che si stanno verificando in Italia nelle ultime settimane. In chiusura, la presidente dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, Paola Spadari, ha illustrato l'iniziativa adottata dal Consiglio regionale di reiscrivere simbolicamente quei colleghi nell'Albo.

Dal censimento seguito alle leggi razziali del 1938, ha spiegato Serventi Longhi, risultò che erano alcune decine i giornalisti di religione ebraica in attività. Nel 1939, in virtù di una norma sull'esercizio delle professioni, gli ebrei non poterono più lavorare come giornalisti, «salvo discriminazioni, con il paradosso – ha rilevato Serventi Longhi – che l'essere discriminato acquisiva una connotazione positiva».

L'assessore Massimo Finzi ha ricordato altre cerimonie organizzate dagli Ordini degli avvocati e degli architetti e osservato come coltivare la memoria permetta «di ricordare come sia stato possibile annientare il diritto e i diritti», ammonendo: «Abbiamo il dovere di restituire dignità alle vittime, come di identificare le responsabilità dei protagonisti e di riconoscere i meriti di chi si è opposto alla persecuzione degli ebrei».

Per la responsabile dell'Archivio, Silvia Antonucci, «questo di oggi è un atto simbolico, ma non scontato e da non sottovalutare». Così come non erano da sottovalutare i segnali che 80 anni fa hanno preceduto la vergogna delle leggi razziali e quello che hanno comportando nella vita delle persone. «Il ricordo non basta – ha aggiunto – occorre capire i meccanismi che hanno portato a quei fatti per lavorare sul nostro presente e sul nostro futuro».

Appello raccolto dalla presidente dell'Odg Lazio, Paola Spadari. «Oggi – ha detto – non solo celebriamo, ma approfondiamo, studiamo quello che è successo. Al momento abbiamo solo qualche traccia di questi colleghi, ma siamo pronti ad adottare la delibera della loro simbolica riammissione all'Ordine del Lazio. E anche i presidenti di altri Ordini regionali mi hanno già manifestato il loro interesse a fare altrettanto».

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