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Anniversario | 02 Set 2020
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2 settembre 1980, l'omicidio 'sbagliato' del tipografo del Messaggero

Vittorio Emiliani, all'epoca direttore del quotidiano, ricostruisce per il Fatto Quotidiano quello che accadde la sera di 40 anni fa, quando in redazione arrivò un comunicato in cui «i Nar comunicavano di avere 'giustiziato' un cronista del giornale», ricorda. Si trattava invece di Maurizio Di Leo, sul cui assassinio, rimasto senza autore, Emiliani torna a chiedere che sia fatta chiarezza.
Maurizio Di Leo (Foto: memoria.san.beniculturali.it)

«La sera tardi del 2 settembre 1980, quarant'anni fa, ricevemmo al Messaggero, che dirigevo, un comunicato dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) di estrema destra nel quale comunicavano di avere 'giustiziato' un cronista del giornale. Che però io avevo scorto, poco prima, nel corridoio e che il capocronista Vittorio Roidi mi disse di aver spedito su un delitto a Monteverde. Lo scongiurai di richiamarlo perché andava, come vedremo, ad assistere, in qualche modo, alla 'sua' morte». Inizia così il racconto di Vittorio Emiliani, pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 29 agosto e ripreso oggi, anniversario dell'assassinio, da Articolo21.org, di quel lontano 2 settembre, trigesimo della strage di Bologna, in cui «i Nar mantennero la parola sia pure sbagliando clamorosamente persona».

Emiliani racconta delle minacce rivolte a un giovane cronista che si era occupato di estremismo di destra suscitando accesi malumori e di come, all'epoca, lui e i suoi giornalisti si trovassero tra due fuochi: «Fra le Br che in aula avevano minacciato fra gli altri lo stesso Paolo Gambescia, e i Nar che ora garantivano ritorsioni».

A farne le spese fu il tipografo Maurizio Di Leo, «piccolo, magro, sempre vestito con giacca e cravatta, che abitava con la madre a Monteverde», ammazzato al posto del cronista minacciato, «per il quale era stato scambiato», che però era «alto, grosso, vestiva sempre con jeans e maglioni o giacconi e abitava vicino a Villa Ada. Sembrava piuttosto una strategia volta a spargere il terrore in un giornale fortemente antifascista: abbiamo assassinato uno nel mucchio, siete tutti nel mirino. Così comunque venne largamente percepita», ricorda ancora l'ex direttore, che poi chiede: «Le notizie scaturite da recenti indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, i finanziamenti di Gelli e della P2 al terrorismo 'nero' possono riaprire pure il caso Di Leo assassinato per 'festeggiare' il trigesimo della bomba alla Stazione Ferroviaria di Bologna? «Ce lo chiediamo – conclude Emiliani – perché ci sembra profondamente ingiusto che quel vile assassinio rimanga di autore tanto ignoto quanto palesemente fascista in un momento di reviviscenza, specie a Roma, della destra più 'nera' con una evidente, voluta sottovalutazione della sua consistenza e diffusione».

PER APPROFONDIRE
L'articolo integrale di Vittorio Emiliani è disponibile a questo link. La storia di Maurizio Di Leo è raccolta nella Rete degli Archivi del ministero per i Beni e le attività culturali (qui il link).

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