«I giornalisti stanno attraversando un momento delicato, con il contratto nazionale che non viene rinnovato da dieci anni e le loro retribuzioni erose dall'inflazione. Lo scenario nazionale non è edificante circa la libertà di stampa con intimidazioni e minacce a vari livelli che avvengono anche a Bologna. E il panorama mondiale è preoccupante come non mai. È per questo ancora più importante fermarsi un momento a riflettere in questo luogo, dove 47 anni fa tre terroristi assaltarono la sede del sindacato dei giornalisti per fare tacere la stampa, causando la morte di Graziella Fava». Lo ha ricordato il presidente dell'Associazione della stampa Emilia-Romagna, Paolo Maria Amadasi, aprendo venerdì 13 marzo 2026 la celebrazione del 47° anniversario dell'attentato davanti all'edificio di via San Giorgio 6 a Bologna, all'epoca sede dell'Assostampa.
All’appuntamento per la deposizione di una corona di fiori, organizzato dalla vicepresidente di Aser Barbara Musiani, sono intervenute anche l'assessora regionale alla Legalità Elena Mazzoni; la delegata alla Legalità democratica e lotta alle mafie e memoria di Comune e Città Metropolitana di Bologna Giulia Sarti; la tesoriera dell’Ordine dei giornalisti Serena Bersani; Emilio Baravelli (figlio di Graziella Fava) con la nipote Asia e diversi esponenti del sindacato dei giornalisti, fra cui Giovanni Rossi, già presidente della Fnsi, dell'Aser e dell'Odg Emilia-Romagna, la vicepresidente regionale dell'Unione giornalisti pensionati, Maria Luigia Casalengo e il revisore dei conti dell'Aser Stefano Gruppuso.
L'assessora regionale ha ricordato che Graziella Fava è stata «vittima di quella strategia della tensione che mirava a destabilizzare il Paese attraverso la paura e che purtroppo in molti casi come questo è rimasta senza colpevoli». La delegata del Comune si è associata all'invito alla riflessione sulla stagione del terrorismo, sui cronisti uccisi o minacciati e sulle intimidazioni rivolte anche oggi a chi lavora nel campo dell’informazione. Serena Bersani, che ha a lungo studiato quei terribili fatti, ha ribadito l'importanza che l'inchiesta venga riaperta. «Lo si deve – ha sottolineato anche Amadasi – a una famiglia che piange ancora quella tragica morte, ma soprattutto lo si deve alla città intera». (Da: aser.bo.it)