In Italia, nel primo semestre del 2025, Internet si conferma la prima porta d'accesso all'informazione per il 55,8% delle persone ampliando il divario con la tv che scende al 43,2%. Circa un italiano su cinque dichiara di informarsi raramente o per nulla. Sono le principali evidenze della seconda edizione dell'Osservatorio annuale sul sistema dell'informazione realizzato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), pubblicato mercoledì 15 aprile 2026 sul sito web dell'Authority.
Secondo il rapporto, solo gli over 65 continuano (59,8%) a preferire la televisione per informarsi. Il 34,1% della popolazione tende a informarsi utilizzando un solo mezzo, ma cresce la fascia degli 'onnivori': circa il 26% utilizza almeno quattro mezzi diversi e quasi il 10% ne impiega sei o più.
La frattura generazionale determina un digital divide informativo: il 40,7% dei più giovani si informa solo tramite la rete, mentre gli anziani restano legati ai mezzi tradizionali (il 44% ne fa uso esclusivo). Per le fasce intermedie della popolazione prevale la multicanalità, con una forte integrazione tra mezzi tradizionali e rete ormai consolidato.
L'accesso alle news online passa soprattutto da social (25,1%) e motori di ricerca (24,7%), anche se il 30% degli italiani continua a informarsi tramiti siti e app degli editori tradizionali (radio, tv e stampa), con i quotidiani e periodici online che crescono al 14,5%. Rilevante tra i più giovani il ruolo delle piattaforme di condivisione video.
La centralità del digitale non si traduce però in disponibilità a pagare: solo il 6,1% ha un abbonamento ai quotidiani online e l'interesse prospettico supera di poco il 14%. Quando un contenuto è bloccato da paywall, la pratica più diffusa è cercare la stessa notizia sui motori (27,5%), consultare testate gratuite (26,3%) e attendere che ne parlino radio e tv (22,8%).
Se i consumi si spostano sul digitale, secondo l'analisi Agcom, la fiducia resta più alta per i mezzi tradizionali: il 35,9% della popolazione manifesta un alto livello di fiducia per radio, stampa e tv, a fronte del 20% per i mezzi online. E in ogni caso nel complesso si riscontra un calo nei livelli di fiducia nelle fonti informative.
Il servizio pubblico televisivo è indicato come il mezzo più affidabile dal 40,5% degli italiani, seguito dai quotidiani (14,2%), televisione commerciale (12,5%) e dal servizio pubblico radiofonico (8,2%); social network (3,6%) e influencer (1,2%) restano confinati in fondo alla classifica. (mf)