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Cpo-Fnsi | 24 Mar 2020
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Appello delle Cpo Fnsi, Odg, Usigrai e di Giulia giornaliste: «Basta fake news sul coronavirus»

«Dallo scoppio dell'emergenza assistiamo a una violenta recrudescenza del fenomeno - osservano le Commissioni pari opportunità - Le donne sono le principali vittime del linguaggio d'odio. E le giornaliste che trattano temi "sensibili" sono due volte vittime, l'aggressione via social si fa violentissima».
Appello delle Cpo Fnsi, Odg, Usigrai e di Giulia giornaliste: «Basta fake news sul coronavirus»

«Siamo particolarmente allarmate per le fake news – vera miccia del linguaggio d'odio – che sono divampate sui social, nelle chat, nelle messaggistiche: dallo scoppio dell'emergenza Covid19, assistiamo infatti a una violenta recrudescenza del fenomeno». È l'appello contro le fake news delle giornaliste delle Commissioni pari opportunità di Fnsi, Ordine dei giornalisti, Usigrai e dell'associazione Giulia giornaliste.

«Le donne sono le principali vittime del linguaggio d'odio. E le giornaliste che trattano temi 'sensibili' sono due volte vittime, l'aggressione via social si fa violentissima», spiegano. E, sottolineano, c'è «una novità, rispetto al passato: oggi le fake news vengono diffuse soprattutto nelle chat su whatsapp: abbandonati i canali social sin qui privilegiati (Facebook e Twitter in primis), le fake news legate al tema del coronavirus sono dunque più insidiose».

Le giornaliste di Cpo Fnsi, Odg, Usigrai e Giulia individuano anche i motivi della maggior insidia: «Sono più pervasive. E hanno un alto potere viralizzante, poiché sfruttano l'ansia collettiva e l'autostrada rappresentata dai canali di comunicazione che oggi costituiscono il tessuto connettivo sociale privilegiato, le chat tra amici, famigliari e colleghi. Poiché rimbalzano da una chat all'altra, si ammantano della credibilità che le stesse hanno, nei confronti dei membri».

L'invito, dopo aver messo in guardia da «formati audio provenienti da sedicenti medici», «cure miracolose a base di vaccini anti tbc o integratori alimentari» è a «rafforzare gli anticorpi collettivi contro fake news e messaggi che diffondono notizie non verificate e imprecise. E pensiamo che sia più che mai doveroso che giornaliste e giornalisti si facciano oggi parte attiva non solo nel denunciare e smascherare bufale e fake news, ma anche nel saper indirizzare le persone e guidarle a una lettura e diffusione di notizie consapevole».

Come supportare le persone nel difendersi dalle fake news? Come distinguere le notizie certe da quelle prive di ogni fondamento? I messaggi fake, sottolineano, «non espongono quasi mai la fonte e se la espongono, si tratta di fonti insicure e poco attendibili. In questo modo risultano indefiniti e quindi tanto più minacciosi. Spesso non riportano nome, cognome e qualifica del presunto medico o esperto: risultano generici, e anche qui difficilmente tracciabili. Prima di diffondere il messaggio che riceviamo, verifichiamone l'attendibilità. Basta un semplice controllo sul web per confermare o smentire le affermazioni contenute nel messaggio sospetto. E anche per verificarne l'eventuale autore. Cerchiamo di tracciare il messaggio: chi lo ha mandato? E a sua volta da chi l'ha ricevuto? Se la catena è molto lunga e non si riesce a risalire alla fonte primaria, non diffondiamolo». E concludono: "Ogni messaggio che diffondiamo porta la nostra firma. Quindi la diffusione delle fake news è anche una nostra responsabilità». (Ansa)

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