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Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale
Diffamazione 11 Apr 2020

Carcere per i cronisti, il Cnog fa slittare la decisione della Consulta: «Atto necessario». Il Sugc: «Passerella mediatica»

Il legale del Sindacato giornalisti della Campania, che ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità della norma che prevede la pena detentiva per i giornalisti, e l'Avvocatura dello Stato favorevoli a trattare il caso il 21 aprile. Ora tutto è rinviato sine die. Botta e risposta tra il presidente Verna e l'Assostampa.

Il 21 aprile si sarebbe dovuta celebrare, dinanzi alla Corte Costituzionale, la pubblica udienza in relazione alla eccezione di incostituzionalità sul carcere per i giornalisti sollevata dal Tribunale di Salerno, su sollecitazione dell'avvocato del Sindacato unitario giornalisti della Campania, Giancarlo Visone, in un processo per diffamazione a mezzo stampa contro un iscritto del Sugc.

«In ragione dell'attuale emergenza Covid-19 – informa il sindacato regionale –, con decreto del presidente della Corte Costituzionale, si era palesata la possibilità, al fine di consentirne la trattazione, della celebrazione del procedimento nelle forme della camera di consiglio, senza partecipazione delle parti. In particolare, la Corte ha disposto che, laddove le parti ritenessero sufficientemente istruito per iscritto il procedimento, dovessero esprimere il proprio consenso alla trattazione in camera di consiglio, altrimenti la decisione sarebbe stata rinviata a data da destinarsi, onde consentire la pubblica udienza. Nel caso di specie, tanto l'Avvocatura Generale dello Stato, in rappresentanza della presidenza del Consiglio dei ministri, quanto l'avvocato Francesco Paolo Chicchiarelli, che per conto del Sindacato unitario giornalisti della Campania rappresenta il collega Pasquale Napolitano, hanno convenuto che il processo fosse adeguatamente istruito, avendo le parti già puntualmente sviscerato tutte le proprie difese con apposite memorie scritte, ed hanno quindi ritenuto opportuna l'immediata trattazione del procedimento».

È chiaro, aggiunge il Sugc, che, «non essendo prevedibile la durata dell'emergenza, diversamente, la decisione sarebbe stata rinviata a data futura non preventivabile, con conseguenze attuali sulla libertà di stampa. Purtroppo, il difensore dell'Ordine nazionale dei giornalisti, terzo interventore in questa procedura, ha invece negato il suo consenso alla trattazione, insistendo per la decisione futura in pubblica udienza. Ciò determinerà lo slittamento a data incerta della risoluzione di una questione di vitale importanza per la categoria dei giornalisti».

Dal canto suo, l'Ordine dei giornalisti difende la propria scelta tirando in ballo il premier Conte. «Davvero, come ha scritto l'Avvocatura dello Stato, condivide che il carcere ai giornalisti per diffamazione sia legittimo?», chiede il presidente Carlo Verna, aggiungendo che «noi del Cnog abbiamo bisogno del suo tempo per dirgli del nostro profondo rammarico». Questa «la ragione in più» per cui l'Ordine si è opposto alla celebrazione del procedimento senza la partecipazione delle parti, «sicuramente perdendo nella nebbia dell'emergenza – sempre secondo Verna – l'opportunità di un serio dibattito sull'anacronistica sanzione edittale che affligge la libertà di stampa».

Il presidente rivendica poi che il Consiglio nazione dell'Ordine «ha chiesto e ottenuto per la prima volta nella storia, la qualità di interventore» e sentenzia: «Chi sostiene disinvoltamente che si potesse rinunciare su un tema così rilevante, per fare presto e chissà in che modo, a uno dei cardini del processo in democrazia, costituito dalla sua pubblicità, tutto ha a cuore meno che la libertà di stampa».

Infine, citando Camilleri e il commissario Montabano osserva che «su questa vergogna del carcere c'è bisogno di "schiamazzo". Lo potremo fare quando sarà possibile un'attività normale anche invitando tutti a seguire la diretta streaming che la Corte Costituzionale assicura delle pubbliche udienze. Solo l'Ordine – conclude Verna – contro il silenzio sul carcere ai giornalisti e un processo a porte chiuse».

Affermazioni cui replica a stretto giro il Sindacato giornalisti della Campania, per il quale «forse il presidente dell'Ordine dei giornalisti ha scambiato la Corte Costituzionale per una vecchia Pretura, invocando udienze in streaming (una consuetudine per la Consulta) e "processi" pubblici». Tanto da ritenere necessario «ricordargli un paio di cose, visto che paventa inesistenti primogeniture e iniziative sul carcere per i giornalisti e la libertà di stampa», scrive il Sugc.

La prima: «Rivolgendosi al presidente Conte, Verna confonde l'interlocuzione politica con il governo per cancellare dall'ordinamento il carcere per i giornalisti con il ricorso alla Corte Costituzionale. Le due cose non possono essere messe insieme, visto che la separazione dei poteri è un fondamento dello Stato. E la funzione della Corte è quella di risolvere le controversie in essere "relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni". È quindi la Corte Costituzionale, quale giudice delle leggi, e non certo la presidenza del Consiglio dei Ministri, in questa fase, l'interlocutore deputato a risolvere questa controversia».

Secondo, prosegue il Sugc: «Sempre chiedendo a Conte se condivide il carcere per i giornalisti dimostra di non conoscere le carte. L'intervento dell'Avvocatura dello Stato, in rappresentanza della presidenza del Consiglio dei Ministri, non è stato affatto incentrato sul merito della questione, ossia la legittimità costituzionale della pena detentiva, bensì su questioni tecniche relative alla ammissibilità dell'ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale. Né pare accettabile, per il rispetto che è dovuto alla Corte Costituzionale e alla sua indipendenza dalla politica, l'aver paventato che la prospettazione della possibilità di adottare il rito camerale avrebbe in qualche modo compresso il diritto di difesa su una questione così importante. Il rispetto del principio del contraddittorio nell'ambito della procedura camerale è, non di meno, assicurato a ciascuna delle parti attraverso la possibilità di presentare per iscritto, invece che oralmente, le proprie difese».

Il sindacato regionale ricorda di aver affrontato il problema «su più piani, con atti concreti e in maniera determinata. Se esiste, infatti, questo procedimento presso la Corte Costituzionale – aggiunge – è perché il Sindacato unitario giornalisti della Campania, con il suo avvocato Giancarlo Visone, per primo ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità presso il Tribunale di Salerno, nell'ambito di un processo penale che vede imputati il collega Pasquale Napolitano ed il direttore del "Roma" Antonio Sasso. E in questo processo il Sugc, in piena sintonia con la Fnsi, è parte in causa nella difesa dei colleghi».

Ancora: «Le memorie, con le quali il contraddittorio è già perfezionato, sono state depositate mesi prima dell'intervento dell'Ordine dei giornalisti – spiega l'Assostampa – e la questione è stata ampiamente sviscerata. Nel merito della questione si tenga conto infine che, come chiarito più volte dalla Corte Edu, già solo la semplice previsione astratta della sanzione detentiva esercita un effetto dissuasivo sull'esercizio dell'attività giornalistica e pertanto rappresenta una lesione per la libertà di stampa. È proprio per la consapevolezza dell'esistenza di questa spada di Damocle che pende ogni giorno sulle teste di tutti gli appartenenti alla categoria dei giornalisti che il rivendicare come una vittoria la scelta di far slittare a data incerta la risoluzione di una questione tanto rilevante appare incomprensibile».

«Purtroppo – conclude il Sugc – pare che l'unica preoccupazione del presidente del Cnog non sia quella di ottenere una pronuncia in tempi brevi su una questione che si trascina da decenni, e che sta a cuore a tutta la categoria, ma soltanto quella di ritagliarsi qualche attimo di visibilità e attribuirsi meriti che non ha».

@fnsisocial

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