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Cdr | 19 Set 2016
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Cessioni Finegil, in arrivo altri scioperi e stati di agitazione nei quotidiani del gruppo

I Cdr dei quotidiani del gruppo Finegil tornano a farsi sentire dopo lo stato di agitazione proclamato mercoledì 14 settembre a seguito dell’annuncio della cessione del Centro di Pescara e della Città di Salerno e dei «ragionamenti» in corso sulle sorti di Nuova Sardegna, Trentino e Alto Adige. A sostegno della vertenza, le assemblee dei giornalisti hanno affidato al Coordinamento un pacchetto di 5 giorni di sciopero.
In arrivo altri scioperi e stati di agitazione nei quotidiani del gruppo Finegil

I Comitati di redazione dei quotidiani del gruppo Finegil tornano a farsi sentire dopo lo stato di agitazione proclamato mercoledì 14 settembre a seguito dell’annuncio della cessione del Centro di Pescara e della Città di Salerno e dei «ragionamenti» in corso sulle sorti di Nuova Sardegna, Trentino e Alto Adige: sentite le assemblee, il coordinamento dei Cdr ha deciso di avviare una serie di iniziative a sostegno della vertenza.

«Per questo – spiega, in una nota, il Coordinamento dei Cdr – a partire da lunedì 19 settembre 2016 sarà attuato il blocco degli inserti e lo stop alle dirette Facebook e alle dirette multimediali di calcio Goalshouter. Con articolazioni diverse per ciascuna redazione, è previsto il blocco della foliazione e il rigoroso rispetto degli orari di lavoro, in particolare nei turni delle redazioni web».

Le assemblee dei giornalisti hanno inoltre affidato inoltre al Coordinamento un pacchetto di cinque giorni di sciopero, mentre il Coordinamento ribadisce «la necessità di avere chiarimenti sulle prospettive dei quotidiani Finegil alla luce del progetto di fusione L’Espresso-Itedi, oltre che sul piano industriale, e indispensabili garanzie sul futuro dei colleghi dei giornali oggetto di cessione o di trattative».

Nel confermare la loro netta contrarietà a nuove cessioni, infine, i giornalisti tornano a chiedere all’azienda l’impegno a «esplorare e percorrere tutte le possibilità alternative per restare nel limite del 20% di copie diffuse fissato dalla legge 416 del 1981 per non lasciare del tutto nessun giornale del gruppo».

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