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Foto: ImagoEconomica/Fnsi
Ordine 15 Giu 2026

Cnog: «Le testate prive dell’indicazione del direttore responsabile non possono operare come organi d’informazione»

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti: «Si cerca, da parte di editori senza scrupoli, di accreditare l’interpretazione che la semplificazione dell’obbligo di registrazione consenta un aggiramento delle norme sulla stampa permettendo a non giornalisti di operare allo stesso livello di professionisti obbligati a fare formazione e a rispettare la deontologia».

L’esecutivo del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, in una nota diffusa lunedì 15 giugno 2026, prende posizione in merito all’interpretazione di alcuni “editori” sull’obbligo di registrazione delle testate: «La legge 103 del 2012, nell’intento di semplificare le norme relative alle testate online di piccole dimensioni, sta determinando una falla pericolosa nell’ordinamento italiano rendendo possibile non solo l’esercizio abusivo della professione, ma anche contribuendo a agevolare forme di informazione svincolate dal rispetto delle norme deontologiche. In un panorama informativo sempre più complesso e deresponsabilizzato a causa dell’azione delle grandi piattaforme, si cerca, da parte di editori senza scrupoli, di accreditare l’interpretazione che la semplificazione dell’obbligo di registrazione consenta un aggiramento delle norme sulla stampa permettendo a non giornalisti di operare allo stesso livello di professionisti obbligati a fare formazione e a rispettare la deontologia».

Il Cnog prosegue: «Testate prive dell’indicazione di un direttore responsabile non possono operare come organi di informazione. Tali non-testate non possono certificare l’attività pubblicistica ed essere ammesse a conferenze stampa e punti informativi. In tal senso, richiamiamo le amministrazioni pubbliche e gli enti locali a un rigoroso rispetto della legge. Quando un ente pubblico dirama le informazioni destinate ai cittadini deve rivolgersi ai giornalisti iscritti all’Albo. L’unica eccezione ammessa riguarda gli aspiranti giornalisti pubblicisti se muniti di regolare accredito da parte della testata registrata».

La nota si chiude sottolineando che «il proliferare di sedicenti giornalisti sulla rete contribuisce ad aumentare la difficoltà dei cittadini a orientarsi e costruirsi un’opinione propria su fatti documentati. Auspichiamo che il Parlamento e il governo vogliano cogliere l’occasione del ddl delega sulla riforma delle professioni per correggere queste anomalie per garantire ai cittadini un’informazione la più corretta e trasparente possibile». (anc)

@fnsisocial

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