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Cpo-Fnsi 26 Mar 2016

Facebook si oppone al giudice e rifiuta di oscurare le minacce alla giornalista, la Cpo Fnsi: «Inaccettabile»

Di fronte al decreto del giudice che l’8 marzo ha disposto l’oscuramento di due pagine di stampo islamista per i reati di minacce aggravate e diffamazione, il colosso di Mark Zuckerberg, senza alcuna motivazione, ha deciso di respingere la decisione e lasciare online le minacce e le offese rivolte alla giornalista Benedetta Salsi. Siamo alla «libertà di minacciare via Facebook», commenta la Cpo Fnsi, che denuncia «con forza questa decisione incomprensibile e inaccettabile».

Di fronte al decreto del giudice che l’8 marzo ha disposto l’oscuramento di due pagine di stampo islamista per i reati di minacce aggravate e diffamazione, il colosso di Mark Zuckerberg, senza alcuna motivazione, ha deciso di respingere la decisione e lasciare online le minacce e le offese rivolte alla giornalista Benedetta Salsi. Siamo alla «libertà di minacciare via Facebook», commenta la Cpo Fnsi, che denuncia «con forza questa decisione incomprensibile e inaccettabile».

«Libertà di minacciare via Facebook. È questa l’incredibile scelta del colosso dei social media di fronte alla vicenda, già denunciata dalla Commissione pari opportunità», che riguarda una cronista del “Resto del Carlino” di Reggio Emilia, Benedetta Salsi.
Così la Cpo-Fnsi dà notizia della decisione del colosso di Mark Zuckerberg di opporsi «senza alcuna motivazione, all’oscuramento, disposto l’8 marzo dal giudice per i reati di minacce aggravate e diffamazione, di due pagine di stampo islamista».
Le minacce e le offese, anche a carattere sessista, rivolte alla collega in seguito alla sua inchiesta su un italiano convertito all’islam indagato per terrorismo, pubblicate il 26 febbraio accanto alla foto e ai dati della cronista, restano online. Contravvenendo persino a un ordine della magistratura italiana.
«La Cpo Fnsi denuncia con forza questa decisione incomprensibile e inaccettabile. Non esiste – conclude la nota – un diritto alle minacce e agli insulti su Facebook. Esiste un diritto alla sicurezza personale delle giornaliste e dei giornalisti e alla libertà di informare che si esercita con le inchieste, senza dovere temere ritorsioni».

@fnsisocial

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