«Per la prima volta l’Ordine dei giornalisti approva una Carta deontologica dedicata al racconto delle persone LGBTQIA+: un precedente destinato a incidere sul linguaggio delle redazioni e sulla formazione futura della professione. Si chiama Carta Arcobaleno e sarà presentata domenica 17 maggio 2026, dalle 14.45 alle 15.45, al Salone del Libro di Torino, nello spazio della Città di Torino (Lingotto Fiere, Padiglione 1), tra gli appuntamenti del Pride torinese». Lo riporta La Stampa sul suo sito web venerdì 24 aprile 2026.
Il debutto avverrà «nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, che segna un precedente nazionale e arriva al termine di mesi di lavoro, confronto e consultazione pubblica. Il documento è stato promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte insieme al Coordinamento Torino Pride, con il contributo di professioniste e professionisti dell’informazione impegnati sui temi del linguaggio, dell’inclusione e della deontologia».
Alla presentazione Interverranno Sofia Darino, in rappresentanza del Coordinamento Torino Pride; Gabriele Guccione, consigliere dell’Ordine e coordinatore del tavolo di lavoro che ha redatto la Carta; Antonella Mariotti, consigliera tesoriera dell’Ordine; Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti della Città di Torino; e Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Modera Maria Teresa Martinengo, segretaria dell’Ordine. È prevista anche la traduzione in LIS, Lingua dei segni italiana.
La Carta nasce da un percorso avviato lo scorso giugno, quando il Consiglio regionale dell’Ordine aderì al Torino Pride come segnale pubblico contro ogni forma di discriminazione, nel solco dei principi già contenuti nel Testo unico dei doveri del giornalista.
La Carta Arcobaleno, prosegue l’articolo, «propone dieci principi operativi. Tra questi figurano l’uso di un lessico rispettoso e aggiornato, la tutela della privacy, il ricorso a fonti qualificate, l’attenzione ai titoli e alle immagini, il rifiuto della spettacolarizzazione, l’uso del nome e dei pronomi scelti, la moderazione dei commenti d’odio sulle piattaforme digitali e la promozione della formazione interna nelle redazioni sui temi della diversità, dell’equità e dell’accessibilità. Tra le novità più significative c’è anche l’ingresso, per la prima volta in un documento dell’Ordine dei giornalisti, della figura del Diversity Editor: la Carta invita infatti, laddove possibile, a promuoverne l’individuazione nelle redazioni come presidio culturale e professionale sui temi della rappresentazione, dell’inclusione e del linguaggio ampio e plurale».
Il testo contiene anche un glossario essenziale, «pensato non per imporre definizioni ideologiche, ma per chiarire termini spesso usati in modo improprio nel dibattito pubblico e nel racconto mediatico. L’idea di fondo è semplice: chi legge ha diritto a un’informazione corretta, completa e non distorta da stereotipi. Perché quando una notizia è scritta male, perde chi la subisce e perde anche chi la legge».
Dopo la presentazione del 17 maggio, il lavoro proseguirà subito sul piano professionale. Il 27 maggio 2026 l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte organizza infatti un corso deontologico interamente dedicato al documento: “La Carta Arcobaleno. Per un’informazione rispettosa e consapevole sulle persone LGBTQIA+”. L’appuntamento si terrà dalle 10 alle 13 nella Sala Toniolo di Palazzo Ceriana-Mayneri, sede storica dell’Ordine.
Il tema, prosegue l’articolo firmato dal Diversity Editor de La Stampa Pasquale Quaranta, «esce dalla dimensione episodica o percepita come specialistica e viene riconosciuto come questione professionale. L’obiettivo di fondo è portare il documento all’attenzione del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, affinché possa essere valutato e, in prospettiva, adottato su scala nazionale. Se accadesse, i suoi principi potrebbero diventare patrimonio comune della categoria e materia di studio anche per chi si prepara a diventare pubblicista o professionista. In altre parole – conclude Quaranta - non più temi trattati come eccezioni, emergenze o inciampi lessicali, ma parte ordinaria del mestiere di informare il Paese reale». (anc)