Sono stati consegnati martedì 10 febbraio 2026, a Roma, i riconoscimenti della quinta edizione del Premio Riccardo Bramante dedicato a giovani e personalità delle Istituzioni, scienze, giornalismo, cultura e spettacolo. «Il Premio Riccardo Bramante – recita una nota – è tornato alla Sala Refettorio della Camera dei Deputati, con il loro autorevole patrocinio. La Presidente e ideatrice del Premio Ester Campese ha spiegato il concept dell’iniziativa. Presente in sala anche l’onorevole Fabrizio Santori, Consigliere Segretario dell'Assemblea Capitolina che ha portato i saluti del Presidente della Camera dei Deputati, onorevole Lorenzo Fontana».
Riconoscimenti e premi sono stati tributati a personalità di spicco del mondo delle Istituzioni, del giornalismo, delle scienze, della cultura e dello spettacolo, fra cui il dottor Vitaliano Esposito, il dottor Fabio Massimo Gallo, la senatrice Cinzia Pellegrino, la vice presidente della Lidu, Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Tiziana Primozich.
La Commissione del Premio Bramante - Sezione Giornalisti e Medicina, presieduta dal giornalista e Consigliere nazionale della Fnsi, Tommaso Polidoro, ha poi stabilito l'assegnazione dei premi ad Annalisa Bruchi, conduttrice economica nota per il programma Restart, a Roberto Inciocchi conduttore su RAI3 di Agorà, a Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos.
Premiati anche la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante e Maurizio Molinari già direttore di Repubblica.
«Sono molto onorata di essere fra i premiati di questa giornata, in una cornice così bella», ha commentato Costate. «Un riconoscimento – ha aggiunto – non tanto a me, quanto al sindacato dei giornalisti che sta lottando contro le disuguaglianze, le discriminazioni sul posto di lavoro, che sono soprattutto economiche, tra lavoratori dipendenti e giornalisti lavoratori autonomi, e tra dipendenti di alto livello e colleghi che ancora oggi hanno uno stipendio fermo da 10 anni. Abbiamo un buio contrattuale di 10 anni che dobbiamo cercare di recuperare e, purtroppo, abbiamo editori che non ci ascoltano». (mf)