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Fnsi 28 Mag 2005

Ricordato a Milano il sacrificio di Walter Tobagi. Siddi: "Un insegnamento permanente ai giornalisti"

Da oggi sull’angolo di via Andrea Salaino con via Solari a Milano c’è una targa marmorea per ricordare il sacrificio di Walter Tobagi, giornalista assassinato 25 anni orsono, proprio in quel luogo, da terroristi di estrema sinistra.

Da oggi sull’angolo di via Andrea Salaino con via Solari a Milano c’è una targa marmorea per ricordare il sacrificio di Walter Tobagi, giornalista assassinato 25 anni orsono, proprio in quel luogo, da terroristi di estrema sinistra.

Da oggi sull’angolo di via Andrea Salaino con via Solari a Milano c’è una targa marmorea per ricordare il sacrificio di Walter Tobagi, giornalista assassinato 25 anni orsono, proprio in quel luogo, da terroristi di estrema sinistra. In quella piccola via si sono riunite le massime autorità cittadine e decine di giornalisti, accanto a molti abitanti del quartiere. Tutti stretti attorno alla vedova del giornalista, Stella, e ai figli Luca e Benedetta, per assistere alla sobria cerimonia di scoprimento della lapide voluta da Comune, Ordine e Associazione lombarda dei giornalisti. C’erano il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, il vicesindaco Riccardo De Corato, il prefetto Bruno Ferrante, il Questore Paolo Scarpis, assessori e consiglieri di circoscrizione. C’era il sottosegretario al ministero dell’Interno, Michele Saponara, in rappresentanza del Governo, a nome del quale ha ribadito la ferma volontà di vigilare e combattere sempre e comunque «perchè non tornino più gli anni di piombo». C’erano giornalisti che furono amici di Tobagi, i colleghi del Corriere della Sera, c’era il vicedirettore del quotidiano di via Solferino, Paolo Ermini, c’era il direttore dell’Ansa, Pierluigi Magnaschi, i presidenti dell’ Odg lombardo, Franco Abruzzo e dell’Agl, Giovanni Negri. Ma c’erano anche cronisti giovanissimi, cui la figura e l’esempio di Tobagi è stata ricordata da chi lo ha conosciuto e stimato. Albertini ha ricordato che «con la sua esistenza di anti-eroe e la sua attività quotidiana come editorialista del Corriere e come presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, come docente universitario, Tobagi ricercava affannosamente la verità sul terrorismo e offriva un esempio di vita e di correttezza professionale che denunciava la miseria dei brigatisti e la viltà di chi faceva finta di contrastarli». «Tobagi fu ucciso perchè riformista - ha sottolineato il sindaco - una parola impronunciabile in quegli anni. E’ un destino che lo ha accomunato ad altri modernizzatori come lui. I veri nemici giurati degli estremisti infatti non sono mai gli estremisti della parte avversa, ma i riformisti». «Ancora oggi - ha aggiunto Albertini - va così. E’ solo di quattro anni fa l’omicidio del professor Marco Biagi, il giuslavorista che voleva svecchiare il mondo del lavoro, che voleva imprimergli un passo internazionale. E’ doveroso che questi protagonisti della nostra storia vengano ricordati». E sulla traccia del ricordo si è mosso anche Paolo Ermini. «Sarebbe bello - ha spiegato - se nelle nostre scuole facessimo storia insegnando ai nostri ragazzi a conoscere le personalità di coloro che come Tobagi sono ricordati da lapidi nella città. Non ho conosciuto Walter ma quando sono arrivato al Corriere ho capito che il suo passaggio in via Solferino aveva lasciato un segno indelebile, aveva scosso le coscienze. Walter 25 anni fa è morto lasciandoci in eredità il suo coraggio, la sua coerenza, la sua capacità di porre domande comode. Gli diciamo grazie. A lui, a sua moglie e ai suoi figli, grazie per sempre». «Da oggi via Salaino entrerà nel cuore dei milanesi - ha affermato Giovanni Negri - Tobagi ancora oggi ci parla, oggi commemoriamo in lui un uomo buono e grande che vive ancora attraverso le sue idee». Sotto un sole cocente, nel traffico convulso del sabato mattina a Milano, via Salaino è diventa per mezz’ora un’oasi di ricordo e dolore. Tanto che alla fine la vedova di Tobagi, commossa, ha rotto il silenzio per dire poche, pudiche, parole: «Mi commuove la memoria collettiva per Walter, è una cosa bella, lui si era tanto speso per gli altri...». (ANSA) «La famiglia è la prima autentica erede di Walter Tobagi e della sua anima di uomo di ricerca, di pace di tolleranza. Ma Tobagi, 25 anni dopo l’assassinio opera di un manipolo di terroristi, è risorsa e memoria viva per il sindacato dei giornalisti italiani e tutta la categoria, che interpella e invita all’ esercizio responsabile della professione, in spirito di tolleranza e in una linea di testimoni intransigenti di verità». Lo ha detto Franco Siddi, presidente della Fnsi, presente alle manifestazioni per commemorare Walter Tobagi a Milano. «Di una verità - prosegue Siddi - da cercare nel ’bandolo di tante verità parziali che esistono, e non si possono nè accettare nè respingere in blocco'. E questo è un esercizio ad alto contenuto etico, che ripropone l’uomo vivo che parla nel tempo un quarto di secolo dopo l’orrendo assassinio compiuto da una brigata del terrorismo rosso». «L’omaggio dei giornalisti italiani della Fnsi - afferma Siddi - è lo stesso con cui due giorni fa il sindacato unitario e pluralista dei giornalisti italiani ha voluto ricordare Giovanni Amendola, altra vittima di un’altra stagione del terrore, quella fascista. Due giornalisti di formazioni e di tempi diversi, uccisi e fatti morire perchè lavoravano per la causa delle idee, da base laica Amendola e cattolica per Tobagi, con l’autorità della fede nella causa giusta: capire i perchè del male, promuovere la cultura del rispetto delle idee diverse e della democrazia, denunciando i soprusi di un regime e le violenze dei samurai del terrorismo, non invincibili ma capaci intanto di mietere vittime che al mitra contrapponevano la penna, la parola il lavoro. «Tobagi - osserva Siddi - è stato protagonista di una difficile stagione sindacale dei giornalisti, che lo ha visto parte, promotore di idee e di istanze in un confronto fatto di maggioranze e minoranze. Con ambizioni di maggioranza, mai di egemonia. Antagonista dei massimalismi, ucciso dai terroristi, non ha potuto vedere realizzato il suo punto vista programmatico centrale: il passaggio della democrazia della Fnsi al sistema proporzionale che assicura a tutte le componenti la partecipazione di gestione e controllo nel governo del sindacato di categoria. «Un’opera - conclude il presidente della Fnsi -compiuta grazie alla forza delle idee importanti, come è importante per l’oggi una riflessione di Tobagi, grande giornalista, che suona da ammonimento e lezione permanente per giornalisti famosi oltrechè per i deboli più naturalmente impegnati sul terreno della solidarietà: ’Occorre che tutti si sentano coinvolti nell’attività del sindacato e colgano il nesso che esiste fra un sindacato forte e democratico e un esercizio libero, indipendente, critico della professione'». (ANSA)

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