«L'8 agosto 2025 è entrato in vigore l'European Media Freedom Act, il regolamento europeo che tutela il pluralismo dell'informazione, l'indipendenza dei media di servizio pubblico e la libertà dei giornalisti. A dodici mesi dalla sua entrata in vigore, l'Italia è ancora lontana da quegli obiettivi». Lo dichiara, come riporta l’agenzia Ansa il 7 agosto 2026, l'europarlamentare, responsabile Informazione del Pd e membro del gruppo di implementazione del Parlamento europeo sull'European Media Freedom Act Sandro Ruotolo.
Ruotolo prosegue: «Non lo dice soltanto la Commissione europea: lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo “difficilmente comprensibile” il ritardo del nostro Paese nell'adeguarsi alla normativa europea e richiamando la necessità di garantire l'indipendenza della Rai. Finlandia, Svezia e Danimarca sono già sostanzialmente conformi, altri Paesi sono in avanzamento o presentano criticità, mentre per alcuni servono riforme più profonde. Tra questi c'è l'Italia. Il dialogo con la Commissione europea resta aperto e le criticità del sistema dei media italiani sono già state richiamate nelle relazioni sullo Stato di diritto»
Ruotolo sottolinea: «Da Bruxelles il messaggio è chiaro: la riforma della Rai non può essere cosmetica. Deve garantire indipendenza reale, procedure trasparenti, criteri di merito e una governance sottratta al controllo politico. Il testo in discussione al Senato è solo un punto di partenza e va reso coerente con l'European Media Freedom Act. Da oltre un anno la maggioranza tiene bloccata la riforma della Rai. I rinvii dimostrano l'incapacità di affrontare un nodo decisivo per la democrazia. Continuare a rinviare significa non rispettare gli standard europei. Alla ripresa dei lavori ci aspettiamo una svolta. La riforma deve essere costruita nel rispetto dei principi europei e con il coinvolgimento delle opposizioni. Se la maggioranza presenterà un testo incompatibile con l'European Media Freedom Act non potrà chiedere collaborazione sulla Commissione di Vigilanza Rai. Senza una vera riforma della governance – conclude -verrebbero meno le condizioni politiche per quella collaborazione istituzionale». (anc)