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I giornalisti di Mondadori in stato di agitazione
Cdr 19 Gen 2018

Voci di cessioni e chiusure in Mondadori, i giornalisti dichiarano lo stato di agitazione

Affidati al Cdr cinque giorni di sciopero. «La 'pace sociale' legata all'accordo di stato di crisi del giugno 2017 (fino al giugno 2018) è stata così slealmente incrinata», recita il documento votato dall'assemblea. L'azienda editoriale controllata dalla famiglia Berlusconi non ha smentito possibili vendite.

«Nelle ultime settimane sono apparse sui giornali notizie su possibili cessioni, chiusure o ristrutturazioni di alcune testate Mondadori ('Tustyle', 'Panorama', 'Il mio Papa'). Da parte sua, l'azienda editoriale controllata dalla famiglia Berlusconi, interpellata dalla rappresentanza sindacale dei giornalisti, non ha smentito possibili vendite, sottolineando la necessità di interventi strutturali nella Periodici Italia». È quanto afferma, in un comunicato, l'assemblea dei giornalisti di Mondadori che osserva: «La 'pace sociale' legata all'accordo di stato di crisi del giugno 2017 (fino al giugno 2018) è stata così slealmente incrinata».

Tutto questo avviene a soli due mesi dall'intervista rilasciata il 10 novembre scorso a 'Milano Finanza' da Ernesto Mauri, nella quale il ceo di Mondadori ha dichiarato di prevedere il raggiungimento di 15 milioni di utile per la Periodici Italia, a fine 2017.

«Ricordiamo – incalza l'assemblea – che, dal 2009, noi giornalisti della Mondadori, con grande senso di responsabilità, abbiamo contribuito ad affrontare la crisi del settore (con chiusure, cessioni di testate e conseguente dimezzamento della forza lavoro, da circa 500 giornalisti ai poco più di 200 oggi), per ridurre i costi e azzerare gli esuberi individuati dall'azienda sopportando cassa integrazione, solidarietà e prepensionamenti.  Nonostante i pesanti interventi, l'azienda continua a sostenere che questo non basta».

Una situazione che i giornalisti del gruppo reputano inaccettabile. «Il primo Editore italiano – prosegue il documento – non deve passare solo attraverso cessioni e chiusure di testate e continue riduzioni di organici. Ma ha il dovere di portare avanti una strategia all'altezza del proprio ruolo, che tenga conto della complessità del mercato in trasformazione e delle opportunità che recenti acquisizioni offrono. Chiediamo dunque rilancio delle testate in crisi e lancio o studio di nuove iniziative editoriali».

Convinti che la tutela del lavoro e della professionalità dei giornalisti siano la condizione imprescindibile per garantire la qualità dei giornali, i lavoratori ribadiscono quindi l'intenzione di «difendere la nostra professione anche contrastando l'esternalizzazione del nostro lavoro, oggi compromesso dall'uso massiccio di collaboratori e pensionati tuttora presenti in azienda».

Per questi motivi, l'assemblea dei giornalisti Mondadori dà mandato al Cdr di chiedere un immediato incontro con i massimi vertici della Periodici e del Gruppo  Mondadori «per conoscerne le reali intenzioni», dichiara da subito lo stato di agitazione e affida al Cdr un pacchetto iniziale di cinque giorni di sciopero.

@fnsisocial

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