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Anniversario | 27 Ott 2020
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Assostampa Sicilia ricorda il sacrificio del cronista Giovanni Spampinato, ucciso a 26 anni

Il corrispondente da Ragusa del quotidiano L'Ora fu ammazzato la sera del 27 ottobre 1972. «Assassinato nella sua terra solo perché faceva bene il suo lavoro», scrive il sindacato regionale. Alla base del delitto gli articoli sulle inquietanti presenze ed attività neofasciste nel Ragusano.
La prima pagina dell'Ora di Palermo del 28-29 ottobre 1972

L'Associazione Siciliana della Stampa ricorda oggi, 27 ottobre, «l'omicidio di uno dei giovani cronisti assassinati nella loro terra solo perché facevano bene il loro lavoro». Giovanni Spampinato fu ucciso la sera del 27 ottobre 1972. Aveva 26 anni, era il corrispondente de L'Ora da Ragusa. «Il suo assassino reo confesso – ricorda il sindacato regionale – fu Roberto Campria, neofascista, figlio del presidente del Tribunale di Ragusa. Alla base del delitto gli articoli che Spampinato aveva pubblicato su L'Ora prima sulle inquietanti presenze ed attività neofasciste nel Ragusano e poi sull'omicidio dell'ingegner Angelo Tumino, ex consigliere comunale del Msi, ma soprattutto trafficante di reperti archeologici, di cui principale indiziato era proprio Campria. Al processo fu condannato a 21 anni di reclusione, in appello ridotti a 14 per seminfermità mentale. Ne scontò solo otto nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto».

Giovanni Spampinato è ricordato con Mauro De Mauro e Cosimo Cristina nella lapide commemorativa del centenario di Vittorio Nisticò, posta un anno fa nella facciata dell'ex palazzo L'Ora. L'Associazione Siciliana della Stampa, oltre a ricordare l'impegno e il sacrificio di tutti i colleghi uccisi, «lancia un forte allarme sulla attuale situazione di grave crisi dell'editoria  in Sicilia. Una situazione – rileva l'Assostampa – che oltre a mettere in pericolo decine di posti di lavoro, rischia di ridurre il pluralismo dell'informazione nell'Isola, con pesanti ripercussioni anche sulla vita democratica, sulla tutela dei diritti e sulla rappresentanza delle fasce più deboli».

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