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Sentenze | 24 Mar 2020
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Catania, dissequestrati i beni di Mario Ciancio Sanfilippo. Il sindacato: «Ora discontinuità e rilancio delle testate»

Il provvedimento riguarda anche i quotidiani 'La Gazzetta del Mezzogiorno' di Bari e 'La Sicilia' di Catania e le emittenti Telecolor e Antenna Sicilia. «Si chiude il lungo periodo di amministrazione giudiziaria che ha acuito i problemi e prodotto gravi ripercussioni su organizzazione delle redazioni, organici e retribuzioni», osservano la Fnsi e le Assostampa di Sicilia, Puglia e Basilicata. Il Cdr della Gazzetta: «La decisione ponga fine a un incubo durato 18 mesi».
Il Tribunale di Catania

La Corte d'appello di Catania ha disposto il dissequestro di tutti i beni di Mario Ciancio Sanfilippo che era stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale. «Il dissequestro dei beni, fra cui rientrano anche i quotidiani 'La Gazzetta del Mezzogiorno' di Bari e 'La Sicilia' di Catania e le emittenti Telecolor e Antenna Sicilia, disposto dal Tribunale di Catania, restituisce la gestione delle testate al loro editore», è il commento della Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni regionali di Stampa di Sicilia, Puglia e Basilicata.

«Si chiude così – aggiungono – il lungo periodo di amministrazione giudiziaria, cominciato il 24 settembre 2018, che ha acuito i problemi delle testate producendo gravi ripercussioni sull'organizzazione delle redazioni, sugli organici e sulle retribuzioni di giornalisti e maestranze. Adesso è necessario che l'editore riprenda in prima persona le redini delle aziende, avviando una politica di rilancio all'insegna di una profonda discontinuità gestionale e manageriale».

Il Cdr della Gazzetta del Mezzogiorno: «La decisione ponga fine a un incubo durato diciotto mesi»
Il Comitato di redazione Gazzetta del Mezzogiorno, nell'apprendere la decisione della Corte d'Appello di Catania, oltre a compiacersi per la positiva soluzione della vicenda che ha riguardatol'editore Mario Ciancio Sanfilippo, esprime l'auspicio che la decisione di dissequestro dei giudici siciliani ponga una volta per tutte la parola fine a un incubo durato ben diciotto mesi.
Tanti ne sono passati dal sequestro disposto dalle Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, nelle cui maglie, com'è ormai noto, è finita anche la Gazzetta, la cui unica colpa era di appartenere a un imprenditore che oggi torna legittimamente a disporre dei propri beni. Diciotto mesi nei quali tutti i dipendenti della Gazzetta del Mezzogiorno hanno lottato tra mille difficoltà, lavorando anche senza retribuzione, pur di non mancare al quotidiano appuntamento in edicola con i Lettori di Puglia e Basilicata.
Diciotto mesi nei quali il Comitato di redazione, supportato dalle Associazioni della stampa di Puglia e Basilicata e dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, oltre che da una eccezionale squadra di professionisti, ha incontrato tutti i possibili interlocutori istituzionali e imprenditoriali, pur di garantire la sopravvivenza di un quotidiano forte di 133 anni di vita. Un lavoro di trattative lunghe, estenuanti e a momenti anche demoralizzanti, aggravato dalla lentezza dei tempi burocratici dettati dalla gestione commissariale voluta dal Tribunale di Catania.
Duole constatare che questa vicenda si risolva positivamente solo oggi, in un momento drammatico non solo per la vita del Paese, ma in una condizione di emergenza planetaria che, se da un lato rende ancor più prezioso e necessario il ruolo dell'informazione, dall'altro rende difficoltoso il lavoro dei giornalisti e la diffusione della carta stampata.
La Gazzetta del Mezzogiorno torna nel patrimonio e nella disponibilità di Mario Ciancio Sanfilippo con un accordo di drastici tagli del costo del lavoro già sottoscritto tra le parti sociali e la gestione commissariale e un piano di concordato già predisposto, presentato al Tribunale di Bari e poi ritirato per mancanza di garanzie finanziarie dalla Denver di Walter Mainetti, socio di minoranza della Edisud SpA.
Alla luce di tutto ciò che è accaduto dal momento del sequestro ad oggi, i giornalisti della Gazzetta si augurano adesso di poter continuare a fare il proprio lavoro con maggiore serenità, confidando nella presenza di un editore vero, col quale poter dialogare e confrontarsi non solo sulla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma anche e soprattutto sul futuro di una delle testate più antiche e prestigiose dell'Italia meridionale.

@fnsisocial
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