«Oggi le lavoratrici e i lavoratori della sede Rai di Firenze protesteranno davanti all'edificio di Largo De Gasperi. Saremo con loro per dire che non è ammissibile si rincorrano voci su questa operazione senza alcuna condivisione con Cdr, Rsu, Sindacato dei giornalisti e le altre sigle. Si parla di una nuova sede a Peretola, vicino all'aeroporto, con possibili problemi di segnali e soprattutto lontanissima dal centro di Firenze dove i giornalisti si devono recare ogni giorno per raccontare quanto avviene. Se non si trova una soluzione funzionale, intanto, si fermi la vendita». Lo scrive il Coordinamento Cdr Tgr Usigrai in una nota diffusa giovedì 19 marzo 2026.
I rappresentanti sindacali passano poi ad analizzare le situazioni, simili a quella di Firenze, di altre sedi Rai, partendo da Venezia: «Si parla di una sede, sempre in affitto, a Mestre. Condividiamo totalmente la richiesta del Cdr: se l'Azienda opterà per questa soluzione, la Tgr Veneto deve mantenere un presidio in Laguna, dove i giornalisti possano recarsi a montare i servizi. L'Azienda pensa che lavoreranno sul tavolino di un bar? Abbiamo contestato già 2 anni fa la vendita a pacchetto del Cptv di Milano e delle sedi di Genova, Firenze e Venezia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Vendere per andare a pagare un affitto è una strategia incomprensibile. Basta prendere il caso di Milano: la Rai pagherà a Fondazione Fiera 5,9 milioni all'anno per 27 anni. 159 milioni di euro a cui si aggiungono i costi ingenti per cablare, allestire e rendere operativa la nuova sede, visto che verrà consegnato un palazzo vuoto».
Il Coordinamento Cdr Tgr Usigrai conclude: «In generale dismettere sedi come Venezia con gli affreschi del Tiepolo, Milano da dove è andata in onda la prima trasmissione televisiva e la stessa Firenze significa dare un colpo di spugna alla storia del Servizio Pubblico che avrebbe meritato un minimo di valorizzazione». (anc)