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Appelli | 18 Mag 2020
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Covid-19, lettera aperta degli uffici stampa del cinema: «Noi 'dimenticati' dalle misure di sostegno»

La crisi economica legata al virus «ha talvolta comportato il blocco di alcuni pagamenti già dovuti, inoltre la variabilità del lavoro e quindi l'asimmetrica ripartizione del fatturato nel corso dell'anno, spesso non hanno consentito di usufruire dei bonus previsti dal governo», osservano i quasi 100 firmatari.
Covid-19, lettera aperta degli uffici stampa del cinema

Contro la crisi da Covid 19 che sta mettendo in ginocchio il mercato cinematografico italiano, scendono in campo anche gli uffici stampa italiani di settore. Dopo l'iniziativa dei colleghi francesi che ha portato alla nascita del Clap (Cercle libre des attachées de presse de cinéma) - piattaforma solidale in cui, nei giorni scorsi, si sono riuniti per la prima volta gli uffici stampa d'oltralpe indipendenti con l'obiettivo di ottenere un maggiore riconoscimento professionale e aiuti economici - fanno ora sentire la loro voce anche i professionisti che svolgono questo mestiere in Italia.

«In epoca di Covid, con la conseguente chiusura delle sale cinematografiche, il nostro lavoro si è interrotto bruscamente e ci siamo trovati all'improvviso in una drammatica situazione di totale non-attività, e con noi i colleghi di altri settori culturali - scrivono in una lettera aperta rivolta alle istituzioni firmata da quasi 100 uffici stampa freelance -. Non ci sembra tuttavia di essere mai stati menzionati fra le categorie del cinema che stanno soffrendo per questa imprevedibile anomalia globale. Come tutti sanno il cinema è uno dei comparti industriali più penalizzati e quello con le prospettive più nebulose - prosegue il comunicato - e il settore avrà bisogno di molto tempo, al di là della prossima riapertura delle sale, per tornare ad una situazione di normalità. La crisi economica legata al Covid-19 ha talvolta comportato il blocco di alcuni pagamenti già dovuti, e inoltre la variabilità del nostro lavoro e quindi l'asimmetrica ripartizione del fatturato nel corso dell'anno, spesso non hanno consentito di usufruire dei bonus previsti dal governo. Ci aspettiamo quindi che all'interno dei decreti governativi una parte della quota cinema sia destinata anche agli Uffici Stampa di cinema, audiovisivo, spettacolo dal vivo e cultura».

I firmatari dell'appello rivendicano il ruolo attivo e insostituibile svolto affinché un film - a dispetto dell'affollamento sempre maggiore delle uscite in sala e dello spazio sempre minore dedicato dalla stampa alla cultura - possa ottenere visibilità. «Il silenzio assordante e la drammaticità di questi tempi ci hanno indotto a strappare il sipario e uscire dal cono d'ombra, come hanno fatto i colleghi francesi. Un'iniziativa che abbiamo molto apprezzato e che stiamo fortemente valutando poiché potrebbe essere accolta anche nel nostro paese. Nel mondo del cinema - si legge ancora - ci sono dei mestieri che vivono sotto la luce dei riflettori ma che sono solo la punta di diamante di un sistema complesso e variegato composto da professionisti che lavorano nell'ombra, quel mosaico di nomi elencati nei titoli di coda dei film, quelli che non si riescono a leggere perché gli spettatori si sono già alzati e le luci in sala già accese. Fra essi appare a un certo punto la misteriosa dicitura 'Ufficio Stampa', termine criptico ai più. Ci sono i creatori di sogni (autori, sceneggiatori, registi), ci sono coloro che ne consentono finanziariamente la realizzazione e la distribuzione (produttori e distributori) e poi esistono gli Uffici Stampa che lavorano perché questi sogni vengano alla luce per essere fruiti, goduti, condivisi. Una categoria di invisibili che è spesso misconosciuta, talvolta persino dagli addetti ai lavori, o non adeguatamente riconosciuta». (Adnkronos)

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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