Attraverso una nota pubblicata sul suo sito web, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) chiede «un'indagine internazionale urgente sull'uccisione della giornalista libanese Amal Khalil da parte di Israele», avvenuta mercoledì 22 aprile 2026.
La giornalista del quotidiano locale Al-Akhbar, ricorda il Cpj, «si trovava in missione per documentare le conseguenze degli attacchi nel sud del Libano quando, insieme alla fotoreporter freelance Zeinab Faraj, si è rifugiata in un edificio dopo che un bombardamento aveva ucciso due civili a bordo di un veicolo nelle vicinanze. L'edificio in cui i giornalisti si erano rifugiati è stato poi colpito in pieno, intrappolandoli sotto le macerie per ore. Diverse fonti attendibili indicano che i continui bombardamenti e i colpi diretti contro le ambulanze hanno impedito ai soccorritori di raggiungerli in tempo. I colleghi di Khalil che sono riusciti a contattare la giornalista mentre era intrappolata -prosegue la nota - hanno confermato al Cpj che era in buone condizioni di salute dopo il primo attacco, ma è stata poi trovata morta quando, finalmente, è stato consentito l'accesso limitato alla Croce Rossa. Faraj rimane in condizioni critiche»
Jodie Ginsberg, Ceo del Cpj, ha dichiarato: «Non è la prima volta che Israele impedisce ai servizi di emergenza di raggiungere i giornalisti feriti nei suoi attacchi. I giornalisti sono civili e protetti dal diritto internazionale. Il palese disprezzo di Israele per tali norme, e l'incapacità della comunità internazionale di ritenerlo responsabile, è aberrante».
Il Cpj «ha documentato un crescente numero di attacchi mirati israeliani in Libano, dove 15 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi da Israele dal 7 ottobre 2023. L'uccisione di Khalil è avvenuta nel contesto del cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore il 16 aprile».
Sara Qudah, direttrice regionale del Cpj, ha aggiunto: «La cultura dell'impunità di cui Israele continua a godere a Gaza, dove non vi è stata alcuna responsabilità per l'uccisione mirata di giornalisti, sta alimentando un modello simile in Libano, con scarso rispetto per il diritto internazionale, la vita dei civili e la libertà di stampa. La comunità internazionale deve condurre un'indagine immediata su questo omicidio e utilizzare tutti i meccanismi disponibili per chiedere conto a Israele».
Ai sensi del diritto internazionale umanitario, ricorda il Comitato, «i giornalisti, in quanto civili, sono protetti da attacchi diretti e indiscriminati, a prescindere dalla posizione o dall'affiliazione delle loro testate giornalistiche, purché non partecipino direttamente alle ostilità. Non ci sono prove che Khalil o Faraj abbiano partecipato direttamente alle ostilità. Fare reportage, documentare la distruzione o esprimere opinioni, anche fortemente critiche, non priva i giornalisti della protezione civile di cui godono».
Il Cpj sottolinea infine che, «prima di essere uccisa, Khalil ha ricevuto numerose minacce, tra cui una presunta minaccia di morte nel settembre 2024, e un'incitazione pubblica contro di lei da parte di un ufficiale militare israeliano pochi giorni prima dell'uccisione, il che ha portato a diffuse accuse di essere stata deliberatamente presa di mira. L' ostruzione delle operazioni di soccorso, denunciata da funzionari del governo libanese, costituisce un'ulteriore grave violazione del diritto internazionale umanitario». (anc)