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Associazioni 06 Lug 2007

Dichiarazioni vietate per il quotidiano Il Giornale e spintoni ai colleghi di Mediaset L'Assostampa Ligure critica il vice ministro Visco Franco Siddi: "Comportamenti non accettabili" Lorenzo Del Boca: “Intollerabile arroganza”

5 luglio - E’ stata una giornata indubbiamente nata sotto una cattiva stella quella di oggi per il vice ministro Visco a Genova. Dopo il dichiarato ostracismo al quotidiano Il Secolo XIX, Visco ha risposto con una girata di spalle a un collaboratore de Il Giornale, mentre la sua scorta non ha trovato di meglio che spintonare i colleghi telecineoperatori di Mediaset.

5 luglio - E’ stata una giornata indubbiamente nata sotto una cattiva stella quella di oggi per il vice ministro Visco a Genova.
Dopo il dichiarato ostracismo al quotidiano Il Secolo XIX, Visco ha risposto con una girata di spalle a un collaboratore de Il Giornale, mentre la sua scorta non ha trovato di meglio che spintonare i colleghi telecineoperatori di Mediaset.

Evidentemente per Visco e il suo entourage oltre alla sacrosanta battaglia contro l’evasione fiscale, sta a cuore la stesura di una classifica tra giornalisti graditi e no. Anche in questo caso è stata persa una splendida occasione, non per tacere, ma bensì per rispondere in prima persona alle domande dei giornalisti. IL SEGRETARIO Marcello Zinola Assostampa Ligure: “Le simpatie del Governo Prodi. Visco non parla con i giornalisti antipatici e la Digos minaccia i cronisti del quotidiano Il Secolo XIX” “Con voi non parlo perché non mi siete simpatici”
Concetto ripetuto per 2 volte e la Digos, solerte e di scorta, “invita” i giornalisti antipatici a non importunare il vice ministro Visco. Tutto questo è accaduto stamani a Genova a margine del convegno svoltosi alla Agenzia delle entrate di Genova. A scanso di equivoci e al fine di evitare la classica risposta politica “sono stato frainteso o non ho detto questo”, le affermazioni del vice ministro e l’atteggiamento della Digos sono state registrate dai colleghi de Il Secolo XIX e ripresi dalle telecamere del TG5. Alla scontata e ormai amara, perché ripetuta o di routine, solidarietà ai colleghi e al quotidiano Il Secolo XIX, siamo costretti a rilevare come governi di opposta sponda politica o come quello attuale di centrosinistra, che si fanno vanto di tutelare il sistema dell’informazione, pratichino e rinnovino lo stile della divisione dei giornalisti in buoni e cattivi in base al gradimento delle cose che gli stessi giornalisti scrivono. Amaramente diciamo che non ci stupisce vista la cacciata di un collega della Stampa dall’aereo del ministro D’Alema nel silenzio dei colleghi rimasti a bordo o alla luce del decreto Mastella in tema di intercettazioni telefoniche. Visco, come tutti i suoi colleghi politici, ha perso una splendida occasione per dimostrare di essere un autentico “ministro della Repubblica” dialogando anche con chi lo aveva, nel caso, sottoposto a critiche. IL SEGRETARIO Marcello Zinola Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato: “Non è consentito ai Ministri di scegliersi gli interlocutori giornalisti a loro piacimento. L’autonomia dei giornali nella scelta dei contenuti editoriali e nell’affidamento degli incarichi a seguire specifici eventi o l’attività di singole personalità non può essere messa in discussione da nessun potere. Non c’è stampa di regime. La giornata nera di ieri del Ministro Visco a Genova rappresenta un delicato punto di crisi e deve essere materia di profonda riflessione. Dichiarare – come ha fatto il Ministro - di non voler parlare con i colleghi del Secolo XIX perché “non simpatici”, voltare le spalle a un collaboratore, assistere senza far niente alle spinte della scorta verso colleghi telecineoperatori di Mediaset sono episodi che nessun nervosismo può rendere giustificabili quando hanno al centro un’autorità dello Stato. Non esiste un comportamento di “Autorità costituita” che li renda accettabili. I giornalisti hanno il dovere non di essere amici o nemici di questo o di quello ma di essere amici della ricerca severa della verità, che comprende anche la ricerca dell’interlocuzione con le autorità di volta in volta interessate alla materia oggetto di trattazione di questo doveroso esercizio; che si svolge nell’interesse del pubblico. Alle critiche anche feroci, o ritenute ingiuste, il buon senso e l’educazione suggerisce che si risponda con gli argomenti e comunque sempre con il rispetto delle diverse funzioni. L’amarezza per quanto è accaduto a Genova si congiunge al clima di inaccettabile caccia alla stampa presunta nemica, che non fa bene a nessuno e che, normalmente nei sistemi democratici non porta successi per chi la pratica. Ai colleghi coinvolti in questa incresciosa vicenda, la più viva solidarietà”. "Ancora un attacco da parte dei politici alla libertà di stampa. Dopo l'episodio di D'Alema, questa volta e' il vice ministro dell'Economia Vincenzo Visco ad oltraggiare i giornalisti". Lo denuncia l'Ordine nazionale dei giornalisti con una dichiarazione del suo presidente, Lorenzo Del Boca, riferendosi all'episodio di ieri a Genova dove, in occasione di un convegno organizzato per il decennale dell'Agenzia delle Entrate, "si sono susseguiti episodi sgradevoli". Nella nota dell'Ordine dei giornalisti è detto che "Il vice ministro si è rifiutato di rispondere alle domande di due cronisti del Secolo XIX dicendo esplicitamente 'Lo dovreste sapere che a voi non rispondo. Non mi siete simpatici'. Una sua guardia del corpo ha ribadito il concetto minacciando di sbattere fuori gli stessi giornalisti. La colpa del quotidiano genovese? Quella di aver pubblicato articoli poco graditi a Visco. Come se non bastasse, poco dopo, gli uomini della scorta hanno spintonato giù dalle scale un operatore Mediaset". Per Del Boca "questa arroganza non è tollerabile. Il primo dovere dei giornalisti è quello di informare in maniera corretta e completa i cittadini, senza preoccuparsi se a qualcuno torna scomoda la verità. I politici, di ogni colore, debbono farsene una ragione". L'Ordine dei giornalisti - prosegue Del Boca - "tenterà in ogni modo di impedire che siano gli stessi politici a scegliersi tra i giornalisti gli interlocutori loro graditi". (AGI)

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