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Palazzo Vecchio a Firenze. L'Ast chiederà al Comune di essere ascoltata sul caso del collega
Associazioni 22 Ott 2021

Firenze, addetto stampa licenziato dalla Centrale del Latte: Ast lo sosterrà in giudizio

Il sindacato regionale ha inoltre deciso di inviare una lettera alla Commissione lavoro e alla Commissione di controllo sulle società partecipate dal Comune. «C'è un limite che non è accettabile che venga oltrepassato da parte di un datore di lavoro», rileva.

Il Consiglio direttivo dell'Associazione Stampa Toscana è al fianco del giornalista, storico addetto stampa della Centrale del latte di Firenze, oggi Centrale del latte d'Italia, con il quale l'azienda ha interrotto il rapporto di lavoro dopo 14 anni consecutivi di attività. «Al di là degli aspetti formali, quello dell'addetto stampa è stato – secondo il sindacato regionale – un rapporto di lavoro dipendente: il suo allontanamento è, di fatto, un vero e proprio licenziamento immotivato dopo tanti anni di impegno professionale».

Per questo il Consiglio direttivo dell'Ast ha intrapreso due iniziative concrete. «La prima – spiega l'Assostampa – è la scelta di sostenere le spese legali della sua battaglia per il diritto al proprio posto di lavoro. Tutto il sindacato vede infatti nel suo caso, come quello di diversi altri colleghi che hanno ottenuto lo stesso sostegno, un limite che non è accettabile che venga oltrepassato da parte di un datore di lavoro. La seconda è una lettera alla Commissione lavoro e alla Commissione di controllo sulle società partecipate dal Comune di Firenze con la richiesta del sindacato dei giornalisti di essere audito sul caso del collega».

Palazzo Vecchio, rileva l'Ast, «ha ancora una quota, sebbene ridotta, di partecipazione in Centrale del latte d'Italia. Firenze non può consentire che l'erede della Centrale del latte di Firenze, quella scaturita dal progetto del sindaco La Pira di assicurare a tutti i bambini il diritto all'alimentazione, possa essere un'azienda lontana da un altro basilare diritto: quello del rispetto della professione e della dignità di chi lavora».

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