Esattamente come i primi due giorni di sciopero indetti dalla Fnsi per sostenere il rinnovo del contratto scaduto da 10 anni, anche il terzo ha di fatto oscurato per 24 ore l'informazione di agenzie, quotidiani, siti online, radio e televisioni. Ovunque le giornaliste e i giornalisti hanno saputo difendere i loro diritti. Il perimetro delle testate che hanno scioperato è sostanzialmente immutato. Quando sciopera oltre il 90% della categoria non si può che ringraziare i colleghi che hanno rinunciato alla giornata di lavoro e affermare la piena riuscita della nostra protesta.
Gli editori della Fieg devono prendere atto dell'esistenza di un problema: qualcuno di loro aveva scommesso sulla scarsa tenuta della categoria, ma questa terza giornata di sciopero testimonia invece il contrario e la grande partecipazione racconta anche il disagio che quotidianamente vivono le giornaliste e i giornalisti italiani, siano essi dipendenti con un contratto scaduto da 10 anni o lavoratori autonomi costretti a lavorare per pochi euro al giorno. L'Italia è l'unico Paese europeo in cui negli ultimi tre anni non sia stato rinnovato il contratto di lavoro dei giornalisti. Rinnovare un contratto non significa farlo 'pagare' ai lavoratori, in una sorta di do ut des, ma significa insieme al sindacato e ai lavoratori immaginare il futuro del settore.
La Federazione nazionale della Stampa non si ferma. La mobilitazione prosegue ora redazione per redazione, ovunque i colleghi subiscano discriminazioni economiche, e con una campagna di coinvolgimento social #dirittodisapere in cui i giornalisti spiegano il lavoro e i sacrifici dietro ogni notizia. I cittadini hanno il #dirittodisapere, il nostro lavoro serve a loro.
Quello dell'informazione è un mondo fragile, ma indispensabile all'agenda politica del Paese e alla democrazia. I giornalisti penalizzati economicamente, impoveriti dall'inflazione che ha eroso del 20% i minimi contrattuali fermi a 10 anni fa, oppure pagati a cottimo pochi euro al pezzo non possono essere né autorevoli né indipendenti. E tutto questo si ripercuote sull'informazione che arriva ai cittadini. L'informazione è un bene comune, deve essere di qualità e la qualità ha un costo.