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Cdr | 15 Giu 2020
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Gazzetta del Mezzogiorno, il Cdr: «È l'ora della verità. Redazione pronta a gestire la testata»

Giornalisti e i poligrafici, insieme con i lettori, vivono un'attesa di ansia per l'imminente verdetto dei giudici baresi, chiamati a pronunciarsi sulle istanze di fallimento delle società Edisud e Mediterranea e, contestualmente, a decidere se concedere o meno l'esercizio provvisorio dell'azienda.
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«In queste ore si decidono le sorti di uno dei più antichi giornali d'Italia, La Gazzetta del Mezzogiorno». Iniziata così la nuova lettera ai lettori che il Comitato di redazione del quotidiano ha pubblicato, anche sul sito web della Gazzetta, domenica 14 giugno 2020. In attesa della decisione dei giudici sulle istanze di fallimento chieste dalla Procura per le società Edisud spa e Mediterranea spa, il Tribunale è chiamato a decidere se concedere o meno l'esercizio provvisorio dell'azienda, cioè se continuare a mandare in edicola il giornale. «Questa la scena finale della lunga storia che vi abbiamo raccontato negli ultimi mesi», spiega il Cdr nel lungo intervento che riproponiamo di seguito.

PER APPRONFONDIRE
Il comunicato del Cdr della Gazzetta del Mezzogiorno.

Cari lettori,
in queste ore si decidono le sorti di uno dei più antichi giornali d'Italia, La Gazzetta del Mezzogiorno. I giudici della sezione fallimentare del Tribunale di Bari stanno per pronunciarsi sulla duplice istanza di fallimento chiesta dalla Procura per le società madre e figlia Edisud spa e Mediterranea spa. Contestualmente il Tribunale è chiamato a decidere se concedere o meno l'esercizio provvisorio dell'azienda, cioè se continuare a mandare il vostro e nostro giornale in edicola. Questa la scena finale della lunga storia che vi abbiamo raccontato negli ultimi mesi.
La storia di una testata gloriosa, di un'azienda sana, di una redazione di professionisti finite nel tritacarne di una gestione disastrosa, prima quella del manager Franco Capparelli, uomo di fiducia dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, poi quella degli amministratori nominati dal Tribunale di Catania dopo la confisca disposta in base alla legge antimafia, Angelo Bonomo e Luciano Modica, infine quella dell'ultimo (dimissionario) consiglio d'amministrazione composto dallo stesso Bonomo, dal commercialista barese Fabrizio Colella e dal giornalista Claudio Sonzogno, uomo di fiducia dell'imprenditore/editore Valter Mainetti che pure aveva manifestato la volontà di "salvare" la Gazzetta attraverso una procedura concordataria (poi ritirata) prima di svanire nel nulla. E mentre i giornalisti e i poligrafici della Gazzetta, con i lettori, vivono un'attesa di ansia per l'imminente verdetto dei giudici baresi, si viene a sapere che l'intera amministrazione giudiziaria dei beni confiscati a Ciancio Sanfilippo è costata 812mila euro.
Dall'11 dicembre 2018 al 10 aprile 2020 (data in cui la Corte d'Appello di Catania ha restituito i beni all'editore siciliano) Bonomo e Modica in particolare hanno fatturato 609mila euro, 304mila euro e dispari a testa (altri due amministratori giudiziari dei beni di Ciancio saranno liquidati con 101mila euro ciascuno). Una somma notevole (parliamo di soldi pubblici) a fronte dei sacrifici chiesti ai dipendenti della Gazzetta. La gestione Bonomo/Modica non solo ha prodotto il mancato pagamento di svariate mensilità e i mancati versamenti previdenziali e quote tfr, ma ha anche introdotto un piano "lacrime e sangue" di ridimensionamento dei costi di Edisud e Mediterranea. Piano traghettato dall'amministrazione giudiziaria al successivo consiglio d'amministrazione (Bonomo, Colella, Sonzogno) che continua a riverberarsi sull'esistenza dei lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno.
Un esempio? Da marzo la gran parte dei giornalisti è in smart working, per effetto dell'emergenza Covid19. Qualcuno di noi ha chiesto di rientrare, allentandosi le maglie del lockdown, ma l'amministrazione ce lo impedisce fino al 31 luglio (ah, viceversa i dipendenti dell'amministrazione sono rientrati tutti in sede). Lo smart working si sta svolgendo con un ingiustificato risparmio aziendale, visto che nulla è stato riconosciuto ai giornalisti in termini di consumi energetici, spese telefoniche e acquisto di materiali informatici. L'ennesimo sacrificio della redazione che va ad aggiungersi agli stipendi non percepiti nel 2019.
Anche ora stiamo lavorando senza retribuzione. Ma c'è di più. La copertura delle spese legali in carico all'azienda nei procedimenti giudiziari che coinvolgano i giornalisti, viene in questi giorni scaricata sulla pelle degli stessi giornalisti, dopo la condanna civile in primo grado inflitta a un collega (che la stessa azienda aveva deciso di non appellare). La tutela legale da parte del giornale e di un editore è imprescindibile per essere giornalisti liberi, non ricattabili con querele spesso temerarie.
Abbandonati: ecco l'epilogo di questa storia. I giornalisti e i poligrafici della Gazzetta del Mezzogiorno vivono oggi i sentimenti della solitudine e dell'indifferenza, come della rabbia perché un giornale vivo, che pure nei terribili mesi dell'emergenza sanitaria ha continuato a informare in maniera capillare le comunità del Mezzogiorno, viene oggi scaricato, affidato alle decisioni di un Tribunale.
Giudici chiamati a valutare lo stato di gravissima insolvenza della Edisud spa, ancor più della Mediterranea alla cui presidenza si è rifugiato Franco Capparelli (dopo l'arrivo dei due amministratori giudiziari) nonostante i debiti accumulati in maniera talvolta imperscrutabile nel corso della sua gestione. Situazione debitoria perfino peggiorata nel corso dell'amministrazione giudiziaria. Ed è ancora su quest'ultima che vanno accesi i riflettori perché nelle mani di Bonomo e Modica alcune delle società confiscate al gruppo Ciancio avrebbero prodotto ricavi per 52 milioni di euro.
Eppure, perfino durante una task force per l'occupazione presieduta dal governatore Emiliano, i due hanno sempre negato che tra quelle società si potesse attingere per coprire le perdite rilevanti della Gazzetta. La gestione commissariale traspare ancora, negli ultimi mesi, nell’incapacità di Mediterranea di raccogliere pubblicità e nell’incapacità di Edisud di offrire un servizio minimamente accettabile perfino sugli abbonamenti on line del giornale: riceviamo continue lamentele di lettori che non riescono ad acquistare copie digitali, un danno al quale i manager non sanno trovare soluzione.
Anche a queste carenze siamo costretti a sopperire noi giornalisti, che con la nascente cooperativa siamo pronti a subentrare nella gestione della testata per garantire ai lettori, agli imprenditori, ai territori di Puglia e Basilicata quel prezioso servizio di informazione che è l'unico aspetto da salvaguardare, insieme ai posti e alla passione dei lavoratori.

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