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Vertenze | 02 Ott 2020
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Gedi, 12 giornali locali in sciopero contro le possibili cessioni

Proclamate 24 ore di astensione dal lavoro dopo la notizia di trattative in corso per la vendita di Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena e Il Tirreno. I Cdr: «Operazione grave, che porterà alla distruzione dell'esperienza che da più di 40 anni rappresenta Finegil: un'informazione locale libera e indipendente legata a un grande gruppo editoriale».
Gedi, 12 giornali locali in sciopero contro le possibili cessioni

Dodici giornali locali del gruppo Gedi hanno proclamato 24 ore di sciopero dopo la notizia di trattative in corso per la vendita della Nuova Ferrara, delle Gazzette di Reggio e Modena e del Tirreno. Lo hanno deciso le assemblee dei quotidiani Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, Mattino di Padova, Corriere delle Alpi, il Piccolo, il Tirreno, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Sentinella del Canavese, La Tribuna di Treviso, il Messaggero Veneto, che hanno anche affidato ai rispettivi Comitati di redazione pacchetti con ulteriori giornate di astensione del lavoro. I giornali non saranno in edicola sabato 3 ottobre. Sospesi per 24 ore anche degli aggiornamenti web (fino alle ore 11.30 del 3 ottobre).

«La notizia della trattativa di vendite di quattro giornali del gruppo Gedi – spiega una nota del coordinamento dei Cdr dei giornali locali del gruppo – giunge dopo un periodo di disinteresse totale dei vertici del gruppo rispetto alle dinamiche delle singole redazioni dei 13 giornali Gnn ex Finegil. La volontà di dismettere alcune, o tutte le testate ex Finegil, era evidente da tempo, nonostante le rassicurazioni date nell'unico incontro avuto quest'anno con l'amministratore delegato e il direttore editoriale di Gnn. L'operazione in corso è particolarmente grave, nelle dinamiche e negli effetti, perché porterà alla distruzione dell'esperienza che da più di 40 anni rappresenta Finegil: un'informazione locale libera e indipendente legata a un grande gruppo editoriale (Editoriale L'Espresso, poi Gedi). Questo ha garantito giornali di qualità in decine di province italiane».

Per i Cdr, «è evidente che l'intenzione, se confermata, di vendita a editori che mai hanno fatto questo mestiere, distrugge questo modello e indebolisce l'intero sistema informativo italiano».

Aggiungono i giornalisti: «La politica, dal Parlamento ai singoli Consigli comunali interessati, dovrebbero interrogarsi su cosa sta creando la legge che impone un tetto del 20% dei quotidiani nelle mani di un singolo editore. Se le notizie dovessero trovare conferma, avremo in pochi mesi un gruppo Gedi che svende quotidiani regionali (il Tirreno) e provinciali (Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio e Gazzetta di Modena) per poter comprare un altro quotidiano nazionale come il Sole 24 ore. Chiediamo quindi ad un gruppo imprenditoriale leader in Italia, con i piedi ben piantati da sempre nel mondo dell'informazione, se l'operazione ideata e avviata solo pochi mesi dopo avere assunto la guida del principale gruppo editoriale italiano rappresenta solo un'operazione contabile o se è stata valutata la sua sostenibilità futura, anche a breve termine, sia per le persone coinvolte dalla cessione che per le testate che svolgono un servizio importante nelle loro comunità. Aspetti che non dovrebbero essere indifferenti ad un imprenditore "responsabile", con la sua lunga storia e il ruolo indiscusso che esercita nel mercato e che vuol continuare ad esercitare».

A questo punto, incalzano i redattori, «la richiesta che facciamo all'editore, oltre a quella di convocare immediatamente i Cdr coinvolti nella trattativa di vendita rispondendo alla loro richiesta già avanzata martedì e finora disattesa, è quella di venderci tutti, ma venderci in blocco. In questo modo potremo salvaguardare conoscenze, esperienze e, più in generale, un modello di informazione glocal che ha avuto successo e che in quasi tutte le realtà rende ancora economicamente, a differenza della stampa nazionale che appare in una crisi disastrosa».

Per questi motivi le assemblee del coordinamento hanno indetto lo sciopero nella giornata di venerdì 2 ottobre con sospensione per 24 ore anche degli aggiornamenti web (fino alle 11.30 del 3 ottobre), affidando contestualmente pacchetti con giornate di astensione del lavoro ai Cdr. I giornali non saranno quindi in edicola sabato 3 ottobre. «Ci scusiamo con i lettori – concludono i giornalisti – ma è un atto doveroso anche nei confronti di chi ci compra tutti i giorni».

Due giorni di sciopero al Tirreno. Ast e Odg Toscana: «Appello a governo, Regione e forze politiche in difesa della testata e dei posti di lavoro»
L'assemblea di redazione de Il Tirreno ha proclamato due giorni di sciopero. Il giornale (salvo novità dell'ultimo momento) non uscirà sabato 3, nè domenica 4 ottobre. L'assemblea ha inoltre affidato al Comitato di redazione un pacchetto illimitato di giorni di sciopero. Tutto ciò per ottenere dalla proprietà, il Gruppo Gedi, garanzie precise riguardo ai posti di lavoro e alle prospettive future del giornale. La Gedi, infatti, sta valutando la cessione de Il Tirreno e di altre testate del gruppo che hanno sede in Emilia Romagna (Le Gazzette di Modena e Reggio e La Nuova Ferrara).
Il presidente Sandro Bennucci e tutti gli organismi dirigenti dell'Associazione Stampa Toscana, il presidente Carlo Bartoli e il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Toscana, fin da subito al fianco dei colleghi de Il Tirreno, oltre ad essere pronti a qualsiasi iniziativa in difesa della testata e di chi ci lavora, si appellano al governo, alla Regione Toscana e a tutte le forze politiche perchè prendano posizione ed evitino potenziali rischi a un giornale radicatissimo in un territorio di cui ha fatto la storia e di cui racconta la cronaca, puntualmente, giorno dopo giorno.

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