di Simonetta Selloni*
Oggi è un giorno che tutti dovremmo fissare bene nella nostra memoria. È il 30 aprile 2026, e oggi è l'ultimo giorno di pubblicazione di Tiscali Notizie, perché l'azienda ha deciso di chiudere la testata e la redazione, nella quale erano impegnati 12 giornalisti. Questo succede oggi, a ridosso del primo maggio, giornata in cui si celebra la Festa dei lavoratori, mentre si apprende che l'Italia sprofonda al 56° posto nella graduatoria sulla libertà di stampa stilata per il 2026 da Reporters sans frontiers.
Sembrano tutte cose lontanissime tra di loro, ma invece non lo sono. Perché Tiscali non è solo una "cosa sarda", tutt'altro. Tiscali è stato un miracolo editoriale nato 26 anni fa, a Cagliari, quando l'informazione online era un'ipotesi per visionari, e l'applicazione del contratto giornalistico una "mission impossible". C'è voluta volontà, perseveranza, lungimiranza per credere che quello che sembrava un sogno, il giornalismo online, potesse diventare una voce autorevole nell'ambito dell'informazione nazionale.
Un serbatoio di giovani, giornalisti che si sono formati e sono diventati tali raccogliendo una sfida con se stessi, innanzitutto, e poi con un sistema che ancora non conosceva l'informazione diversa da quella dei canali tradizionali, cartacei, televisivi e radiofonici. Si stava facendo scuola, perché questo è stato anche Tiscali Notizie: un modello al quale realtà ben più forti e strutturate si sono riferite. Dalla piccola Sardegna, da Cagliari, un esempio di giornalismo, di pluralismo e di libertà - perché questo è l'informazione seria e professionale - si è fatto strada nel panorama dell'informazione. Milioni di lettori: per gli amanti dei numeri, Tiscali ha raggiunto un picco di 5 milioni di utenti e, fino a poco tempo fa, il portale di informazione si collocava tra i 10 più letti d'Italia.
Oggi, scelte aziendali inspiegabili mettono a tacere questo immenso patrimonio. Di professionalità, di notizie, di lavoro. Logiche inspiegabili, se non in una ottica di mercato miope, che non considera nella giusta dimensione un lavoro sul quale, tra l'altro, l'azienda ha costruito la sua solida web reputation. I giornalisti sono superflui, l'informazione pure. E con loro, anche l'archivio di notizie, speciali, podcast - quando ancora nemmeno si usava, questo termine - approfondimenti, costruito in un quarto di secolo, rischia di finire nel nulla. Si cancellano 12 posti di lavoro, si cancella una voce dell'informazione.
L'Associazione della Stampa sarda e la Federazione nazionale della Stampa sono state accanto ai colleghi per evitare questo epilogo. Colleghi che, mentre crescevano fino a diventare una realtà, facevano sì informazione, ma anche scuola. E anche la storia, in questo Paese, dell'informazione online. Fa male che questo finisca.
L'Associazione della stampa continuerà a tenere un faro acceso, sperando che anche la politica, ma tutti i cittadini, capiscano quanto questa chiusura restringa anche il loro perimetro di informazione, consapevolezza. Di libertà.
*Simonetta Selloni è presidente dell'Associazione Stampa Sarda