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Vertenze | 23 Giu 2019
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Giornale di Sicilia, dopo i poligrafici scioperano anche i giornalisti

Una giornata di astensione dal lavoro: è la risposta della redazione all'editore, che ha definito ipocrita il comportamento dei redattori in merito al sostegno fornito alla vertenza in corso. «Ricorrono alle offese non avendo argomenti», rileva il Cdr, che poi denuncia: «Il quotidiano non sarà in edicola lunedì per volere dell'azienda». A memoria dei giornalisti non era mai successo prima.
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Il Comitato di redazione del Giornale di Sicilia ha deciso, sabato 22 giugno, con un solo voto contrario di proclamare un giorno di sciopero in risposta al comunicato dell'azienda, che con «toni inaccettabili e diffamatori - osserva il Cdr - ha definito ipocrita il comportamento dei giornalisti in merito al sostegno fornito alla vertenza dei poligrafici, per i quali sono stati annunciati 34 licenziamenti».

«Mai fino ad oggi la controparte datoriale si era permessa di utilizzare frasi di inaudita gravità, oltre che false, attribuendo comportamenti privi di qualsiasi riscontro nella realtà», fanno notare i redattori. «È chiaro il nervosismo dell'azienda, che ricorre alle offese quando non ha argomenti», incalzano i giornalisti.

Ma, aggiungono, «c'è un dato incontrovertibile: non è stata ancora avviata alcuna iniziativa editoriale per il rilancio del quotidiano e le nuove edizioni provinciali annunciate a maggio dell'anno scorso sono state cancellate. Col comunicato pubblicato oggi l'azienda si è assunta la responsabilità di alzare il livello dello scontro».

Allo sciopero dei giornalisti l'azienda replica decidendo, in maniera unilaterale, che il Giornale di Sicilia non sarà in edicola nemmeno domani, lunedì 24 giugno. «Si tratta - denuncia oggi, 23 giugno, il Cdr - della reazione allo sciopero dei giornalisti proclamato sabato, in risposta alle parole gravi e inaccettabili della direzione e degli editori contro la redazione che aveva solidarizzato con i poligrafici, per 34 dei quali è stato annunciato il licenziamento dal primo di agosto. Una serrata, ci pare, che mai a memoria dei giornalisti è stata messa in atto in questa testata. A testimonianza, se ce ne fosse ancora bisogno, della violenza e del livello verso i quali l'azienda vuole spostare il confronto».

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