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Il sociologo Derrick de Kerckhove
Media 06 Mar 2020

La natura virale dell'informazione incontra la natura virale del contagio

Dal «sovraccarico di informazioni» sul Coronavirus alle informazioni sui cambiamenti climatici «che si trasformano in modelli di riconoscimento e sentimenti»: la ricerca di notizie risponde ad un bisogno emotivo molto importante, nell'ottica di uno scambio simbiotico fra le reti relazionali e il «sistema limbico sociale delle reti». L'analisi del sociologo Derrick de Kerckhove per Media Duemila.

di Derrick de Kerckhove*

Siamo al punto di incontro fra la natura virale dell’informazione e la natura virale del contagio. Il Coronavirus esce dal nulla e si ritrova ovunque. La trasmissione del virus da persona a persona fa riferimento ad un principio di causalità semplice. Non basta né a capire il fenomeno né a risolverlo e meno che mai a controllarlo. Un approccio più efficace sarebbe di considerare la pandemia come un processo sistemico. Esiste un accordo di natura tra comunicazione e virus, la dimensione di semplice causalità non riflette la potenza dell’effetto virale della comunicazione che spinge e aumenta la malattia non solo come condizione fisica localizzata, ma condizione sociale globalizzata. È per questo che serve il paragone con il sistema limbico dell’uomo, per non parlare ancora del suo sistema immunitario. Ed ecco che il cittadino digitale sebbene desideri rimanere informato, soffre di sovraccarico di informazioni.

Partiamo dall’esempio dalle informazioni sui cambiamenti climatici che si trasformano in modelli di riconoscimento e sentimenti. In effetti, più che cercare di capire, le persone ricorrono a sondare come il resto del mondo affronta il problema del momento e chi è responsabile del dramma. Ieri le pagine dei media, vecchie e nuove, erano piene di notizie sul clima, oggi l’umore generale si è spostato sul Coronavirus. Come se cercasse un diversivo, l’ansia globale si nutre attualmente della grande pandemia del momento. Con Carlo Verna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ho condiviso un dubbio: chi è responsabile di questa valanga di informazioni? Tutti e nessuno. Abbiamo convenuto che se il governo promuove misure drastiche, il compito dei giornalisti è di riferire su di essi, ma la vera bomba emotiva inizia dal web.

Internet ha una dimensione emotiva molto importante. Le persone sentono sempre più il bisogno di condividere dettagli personali su loro stessi, i loro pensieri, i loro sentimenti e idee con il resto del mondo, come parte della loro esistenza online. Quali sono le informazioni che vogliamo o che, ci piace condividere? Sicuramente emozioni. Andiamo in rete e sui social network per esprimere e condividere notizie personali, sociali, politiche, allarmi, indignazione, felicità, odio, ironia. I sentimenti e le emozioni sono alla base della crescita e della sopravvivenza della nostra immagine digitale e personale. Senza emozioni, l’intero sistema di social media sarebbe crollato.

La condivisione delle emozioni non avviene certamente esclusivamente su Internet, ma funziona su tutti i media in modi diversi. Tuttavia, poiché è fondamentalmente relazionale, la rete stimola sempre più impulsi emotivi in configurazioni veloci e abili. I social media (tra le altre piattaforme) sviluppano le emozioni e le diffondono sulle reti, come fa il sistema limbico nel corpo

Nei mammiferi (compresi gli umani, ovviamente) il sistema limbico è il nome dato alla sequenza di organi (talamo, ipotalamo, ippocampo, amigdale) che identificano, valutano e agiscono al fine di provocare emozioni,  controllarle, resistere o trasmetterle attraverso gesti ed espressioni. Internet potrebbe essere la prima tecnologia che consente un’elaborazione simile e la estende a ampie fasce di persone da una manciata a una risposta globale. Più che una metafora, il confronto con il sistema limbico è una lente per osservare e comprendere le risposte sociali ai cambiamenti climatici. Non serve una corrispondenza diretta uno-a-uno tra tali organi biologici e nodi tecnologici, bordi e hub delle comunicazioni Internet. In congiunzione con la sinfonia (a volte una cacofonia) di altri media Internet stabilisce corrispondenti funzionalità espresse in concetti come la trasmissione virale, echo chamber e rapida circolazione delle correnti emotive nella società.

Nei media collegati via Internet, ci sono molti eventi emotivi e cognitivi trasmessi da persona a persona, che a loro volta motivano la condivisione di esperienze e anche il richiamo all’azione politica. È chiaro che la mappa geopolitica del mondo di oggi è stata cambiata dall’arrivo sulla scena politica, via Internet, di una nuova classe di attivisti politici di massa, che non sono più la “maggioranza silenziosa”.
Così ora che la maggioranza non tace più, il risultato è una sorta di “massificazione” sociale interattiva che consiste nelle connessioni tra molte persone che rispondono a qualche problema attuale come un collettivo.

Il sociologo della rete spagnolo Manuel Castells ha definito la collaborazione di molti “individui di massa”. Ha identificato che le relazioni che si instaurano tra individui su base personale, da una persona all’altra, sono molto più complesse e articolate di quelle che escono dalle reazioni della folla o della massa anonima. Possiamo quindi immaginare che il risultato di questa interazione senza fine tra individui su Internet sia equivalente all’infinita moltiplicazione delle conversazioni davanti a una tazza di caffè. Questo è vero non solo per gli “amici” su Facebook, o per le coppie che usano siti d’incontro, ma anche per tutta la nostra vita vissuta su questo mezzo. È vero per le persone che condividono la loro politica via Twitter o nei video virali su YouTube. I social media agiscono come agenti per trasmettere e condividere emozioni. Il mondo online funziona come un sistema integrativo di impulsi, desideri e frustrazioni, che si muove alla velocità della luce. Questa nuova esperienza di condivisione in tempo reale di informazioni, emozioni e opinioni da parte degli individui, si basa su quello che chiamo il sistema limbico emotivo.

E quali sono queste emozioni relative ai cambiamenti climatici? Principalmente ansia. L’ansia può essere acuta ma generalmente viene vissuta come qualcosa di simile allo stress, sullo sfondo del corpo e della mente, di cui siamo solo a metà consapevoli. C’è anche l’impotenza, un sentimento che contribuisce a spingere in secondo piano la consapevolezza dei cambiamenti climatici. Niente di urgente, fino a quando non si presenta il Coronavirus. L’ansia si trasforma in paura, la minaccia è un esempio di panico guidato dai social media (occasionalmente spinti per esempio dai politici), ripresa dai principali media e trasformata in un’emozione generale – globale – che motiva i governi.

D’altra parte, c’è anche compassione. I cambiamenti climatici offrono alle persone l’opportunità di dare un “secondo sguardo” alla Terra. Il primo è stato quando la gente guardava la Terra dalla luna in TV. La ricerca, tuttavia, rivela che la rabbia viaggia meglio, più veloce e più ampia della gioia. Il breve opuscolo “Indignez-vous” di Philippe Hessel portava proprio su questa rapida viralità di indignazione e rabbia sulle reti. La recente espansione degli incendi boschivi in Australia e l’apparente indifferenza del Primo Ministro Scott Morrison hanno generato tanta rabbia quanto indignazione nel contesto del cambiamento climatico. C’è rabbia globale contro Donald Trump per aver calpestato la protezione ambientale nel suo paese e ritirato gli Stati Uniti dall’accordo COP.

La trasparenza digitale crea una domanda più forte di responsabilità da parte delle istituzioni. I nuovi media hanno sicuramente creato questo sentimento, perché hanno reso visibili azioni e comportamenti riprovevoli a livello locale e globale che erano annegati nella censura o nell’ignoranza generale. Per esempio si dice che la repressione iniziale delle notizie sul fatto del Coronavirus indebolisce la credibilità di Xi Jinping in Cina. In questo mondo trasparente in cui viviamo, il ragazzo canadese che vede la ragazza svedese protestare contro un regime indifferente si sente chiamato all’azione indipendentemente dalla distanza geografica. Lo stesso vale per tutti gli altri. Come diceva McLuhan, i linguaggi elettronici hanno reso il mondo intero l’estensione della nostra pelle.

Il sistema limbico sociale delle reti potrebbe eventualmente risolvere il dramma delle crisi attuali. Oltre questo turbolente periodo di transizione geopolitica possiamo sperare in una collaborazione interculturale a tutti i livelli, in cui l’ambiente, come la pandemia sarà oggetto della rinnovata unione dell’umanità e la principale preoccupazione di tutte le culture insieme. Il cittadino digitale, infatti, non vorrà essere informato semplicemente su quando può uscire di casa o lasciare la maschera con i suoi gadget tecnologici, ma vorrà sapere come si sente il mondo intero e forse comincerà a sentirsi così leggermente responsabile per la situazione. Abbiamo tutti i tipi di bracciali che ci raccontano della nostra salute personale. In futuro avremo app che ci terranno informati sulla salute del mondo. La domanda che mi pongo è: come e quando arriviamo collettivamente per effettuare la transizione necessaria che ci porta da “città intelligente” a “pianeta intelligente”?

*Derrick de Kerckhove è direttore scientifico della rivista di cultura digitale Media Duemila, da cui è stato tratto questo articolo (qui il link diretto).

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