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Vertenze | 31 Ago 2020
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La Sicilia, giornalisti in stato di agitazione. La Fnsi al fianco dei colleghi

Aperta, dopo mesi di sacrifici, una vertenza con l'azienda, l'Assemblea consegna al Cdr un pacchetto di cinque giorni di sciopero. Lorusso: «La profonda crisi del settore non può esimere l'editore dal rispetto degli obblighi contrattuali». L'Assostampa: «Da anni lavoratori e sindacato chiedono a Ciancio impegni precisi di rilancio del giornale». La nota del Cdr.
La prima pagina de La Sicilia di domenica 30 agosto 2020 (Foto: assostampasicilia.it)

Stato di agitazione al quotidiano la Sicilia, dove l'assemblea dei giornalisti ha consegnato al Comitato di redazione un pacchetto di 5 giorni di sciopero dopo l'apertura di una vertenza con l'azienda Domenico Sanfilippo Editore. «La Federazione nazionale della Stampa italiana è al fianco dei giornalisti del quotidiano La Sicilia di Catania e ne sostiene lo stato di agitazione», rileva Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi. «La profonda crisi del settore – aggiunge –, che va affrontata in un quanto mai necessario tavolo nazionale fra governo e parti sociali, non può esimere l'editore della Sicilia dal rispetto degli obblighi contrattuali e dalla messa a punto di un piano industriale che valorizzi tutte le professionalità, salvaguardi l'occupazione e dia certezze a tutti i giornalisti, dipendenti e collaboratori. La Fnsi, insieme con l'Associazione siciliana della Stampa, è pronta a sostenere il Comitato di redazione e l'intero corpo redazionale nelle azioni che si renderanno necessarie per difendere l'indipendenza della testata e i posti di lavoro».

L'Associazione Siciliana della Stampa esprime intanto «profonda preoccupazione» per la situazione che stanno vivendo i giornalisti e tutti i dipendenti del quotidiano. «Il malessere di giornalisti e dipendenti che oggi emerge e che viene consegnato anche al pubblico dei lettori – scrive la segreteria regionale dell'Assostampa – è ormai lontano nel tempo e risale anche a prima che i beni fossero sequestrati e confiscati all'editore Ciancio. A fronte della presenza quotidiana del giornale in edicola, grazie al lavoro scrupoloso di tutti, va detto che l'editore non è mai stato puntuale rispetto alla corresponsione degli stipendi, violando il normale principio secondo cui a una prestazione professionale va corrisposta una retribuzione. I pesanti sacrifici economici hanno pesato soltanto sulle spalle di giornalisti, collaboratori e dipendenti che in questi anni con grande spirito di abnegazione si sono dovuti sobbarcare turni di lavoro insostenibili mettendo davanti a tutto la garanzia di una informazione libera verso i lettori. Da anni, e anche prima dell'arrivo degli amministratori giudiziari, giornalisti e sindacato chiedono all'editore Ciancio impegni precisi di rilancio del giornale, perché non si può immaginare di far accollare tutti i sacrifici a giornalisti e dipendenti e così fino ad oggi è stato ed è e non vorremmo che quelli che si profilano come piani di rilancio diventino piuttosto unicamente tagli indiscriminati che colpiscono soltanto e sempre i lavoratori. La storia de La Sicilia lunga 75 anni non può, infatti, essere difesa calpestando la dignità di chi ogni giorno spende la propria vita per garantire il giornale in edicola».

Ai colleghi «giornalisti dipendenti, ma anche ai numerosi collaboratori che garantiscono almeno il 70% del giornale, mortificati anche loro nei compensi, in questa delicata e difficile fase di vertenza, diciamo che Assostampa Sicilia – conclude la segreteria regionale del sindacato dei giornalisti siciliani – sarà sempre al loro fianco, ma chiediamo di affrontare la situazione con spirito di solidarietà reciproca e cooperazione e di attenersi scrupolosamente agli orari di lavoro e agli eventuali accordi aziendali sugli ammortizzatori sociali su cui Assostampa Sicilia vigilerà, d'intesa con l'ordine dei giornalisti».

PER APPROFONDIRE
Di seguito la nota del Comitato di redazione della Sicilia.

Stato di agitazione a La Sicilia, l'assemblea dei giornalisti affida al Cdr cinque giorni di sciopero
«L'Assemblea di redazione de La Sicilia, a conclusione del periodo estivo contrassegnato da pesanti sacrifici economici e turni di lavoro a tratti anche massacranti, annuncia il proprio stato di agitazione e informa di avere affidato al Comitato di redazione un pacchetto di cinque giorni di sciopero». È quanto si legge in un documento dei giornalisti pubblicato sulla prima pagina del quotidiano. «La decisione, quanto mai sofferta – scrivono – si rende necessaria alla luce dell'atteggiamento dei vertici aziendali che, per l'ennesima volta, non si fanno scrupolo di mettere le mani nelle tasche dei dipendenti, ai quali hanno sempre sollecitato impegno e produttività, ma nei cui confronti risultano in difetto allorquando tale impegno e tale produttività sono chiamati a retribuire. I giornalisti del quotidiano "La Sicilia" negli ultimi sette anni hanno dovuto fronteggiare stati di crisi, solidarietà, cassa integrazione con e senza Covid, fra l'altro con percentuali molto elevate che non hanno riscontro negli altri quotidiani dell'Isola. Inoltre – si legge ancora nel documento – viaggiano da anni con ritardi cronici nella corresponsione dello stipendio, che per il mese di luglio sarà liquidato, fra l'altro, persino in due rate, riscontrando che per la Domenico Sanfilippo Editore tutto ciò sia ormai da considerare normalità. Nonostante tali difficoltà oggettive – ricordano i giornalisti de La Sicilia – la redazione non ha mai voluto trascendere in proteste eclatanti o polemiche fragorose che, fra l'altro, in casi come questo sarebbero state pure legittime. Né d'altra parte, comprendendo il difficile momento del settore dell'editoria, ha fatto venire meno il proprio impegno. Anzi, durante i 18 mesi in cui all'editore Mario Ciancio Sanfilippo l'azienda è stata sottratta, a seguito del decreto di sequestro/confisca, i giornalisti hanno serrato le fila e rilanciato il prodotto, che oggi viene riconosciuto, dagli stessi lettori e dagli inserzionisti, che ringraziamo, come di gran lunga più accattivante, oltreché curato nei contenuti, col nuovo formato e con il full color. Sarebbe stato lecito attendersi – prosegue il documento – concreta gratitudine, per tutto questo. Invece, dal giorno in cui l'attuale proprietà è tornata in possesso dei beni, a questa redazione, ai collaboratori e ai corrispondenti non è stato garantito il benché minimo riconoscimento in termini economici e morali. Anzi, l'azienda è ancora in possesso di somme di denaro indebitamente trattenute dalla busta paga dei dipendenti, ben prima del sequestro /confisca, e destinate agli enti previdenziali. È evidente, a questo punto, che Mario e Domenico Ciancio non possono più giocare a rimpiattino con giornalisti, tecnici, poligrafici, impiegati e collaboratori. Dicano se hanno la forza di andare avanti e come intendono farlo. Oppure se pensano di sopravvivere con partite di giro, almeno fin quando ce ne sarà l'opportunità, spremendo e mal pagando i lavoratori in attesa di un tracollo che a questo punto, visto lo sbracciarsi dei soli dipendenti e l'atteggiamento tutt'altro che costruttivo dell'azienda, non può essere lontano. Se per caso l'obiettivo dovesse essere, comunque, il primo, che si rispettino tutti gli impegni. È impensabile – conclude il documento – andare avanti in questa maniera, chiedendo ancora collaborazione e sforzi a una redazione che a tutto ha rinunciato fino a oggi. Ma che di certo non rinuncerà a quel che gli spetta e, soprattutto, alla difesa della propria dignità». (Ansa)

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