Presidio nella mattinata di mercoledì 25 febbraio 2026 davanti al palazzo municipale di Torino dei giornalisti e dei lavoratori del quotidiano La Stampa, in mobilitazione per chiedere chiarezza sul futuro della testata. “La Stampa non si vende, oggi scioperiamo per difendere l'informazione libera", si legge nei manifesti, come riporta l’agenzia Ansa. Sugli striscioni: "Elkann i nostri valori non sono in vendita" e "La Stampa è di tutte e tutti".
«I nostri valori non sono in vendita. Da 150 anni, da prima che esistesse Elkann, siamo patrimonio di questo territorio, i giornali sono presidi di democrazia e non possono essere abbandonati a logiche di mercato», ha detto al microfono Giovanna Favro, del comitato di redazione.
Silvia Garbarino, segretaria dell'Associazione Stampa Subalpina e giornalista de La Stampa, ha evidenziato come Elkann abbia dato mandato di vendere: «C'è una due diligence avviata con un editore, la Sae di Leonardis, che in questo momento non ci dà alcuna fiducia visto che non c'è un piano industriale, né una tenuta economica né di crescita. Siamo in un momento di profondissima incertezza, abbiamo grande timore per cosa ne sarà del domani. Portiamo in piazza i nostri problemi alla ricerca di condivisione e continueremo questa battaglia finché non riceveremo risposte».
In piazza, in solidarietà ai lavoratori, anche giornalisti di altre testate, sindacalisti, consiglieri comunali, alcuni assessori e la vicesindaca di Torino Michela Favaro. Il sindaco Stefano Lo Russo riceverà una delegazione.
«La cessione di un giornale - ha affermato il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia - non è la cessione di un'azienda qualunque. È un pezzo di democrazia che deve essere tutelato e a tutelarlo deve essere un impegno collettivo". Tallia ha ricordato che da dieci anni si attende il rinnovo del contratto di lavoro Fnsi-Fieg: "Probabilmente si tornerà a scioperare e tra le ragioni dello sciopero deve essere inserito anche il futuro delle testate. Non si può far finta di nulla e anche il Governo deve essere chiamato a fare la sua parte».
Il comunicato del Cdr de La Stampa
Il Cdr de La Stampa ha diffuso un comunicato: «La redazione oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente». I rappresentanti sindacali proseguono: «Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera. Giorni fa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita alla nostra redazione a Torino ha ricordato che £i giornali sono un pilastro della democrazia£. La Stampa – conclude il Cdr - non è una merce qualunque: è un bene pubblico, presidio di pluralismo e libera informazione, costruito ogni giorno da oltre 150 anni, e come tale va tutelato.
La solidarietà del Cdr de la Repubblica
«Domani, mercoledì 25 febbraio, le colleghe e i colleghi della Stampa saranno in sciopero e in piazza per manifestare contro la totale mancanza di rispetto della redazione e di trasparenza da parte di Gedi e del suo editore. Come rappresentanza sindacale di Repubblica siamo vicini alle giornaliste e ai giornalisti del quotidiano e una nostra delegazione sarà a Torino per mostrare loro piena solidarietà». Lo si legge in un comunicato diffuso dal Cdr de la Repubblica il 24 febbraio 2026.
La nota prosegue: «La loro protesta, del resto, è stata e resta la nostra, perché stiamo vivendo la stessa identica situazione, che abbiamo denunciato in ogni modo possibile. Ancora oggi durante una trattativa che non è neanche più in esclusiva restiamo in balia di indicazioni contraddittorie, indiscrezioni che si leggono ovunque e che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza. Continueremo a pretendere garanzie occupazionali e democratiche, sia a chi sta vendendo questo gruppo editoriale dopo averlo fatto a pezzi, sia a chi vorrebbe comprare ciò che rimane dello spezzatino fatto.
Il Cdr conclude: «I giornali sono un pilastro della democrazia», ha detto Sergio Mattarella in visita alla Stampa qualche giorno fa. La pensiamo come il presidente della Repubblica e dispiace che in troppi, nonostante gli ampi mezzi a disposizione, facciano finta di non averlo capito. Ma glielo ricorderemo noi, ancora, col nostro lavoro e la nostra dedizione. E con la nostra dignità di lavoratrici e lavoratori, che non è mai stata in vendita. Una dignità che, come dimostrano i fatti, non si può neanche ereditare».
La solidarietà di Assostampa e Odg Liguria
L’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine dei Giornalisti della Liguria esprimono «massima solidarietà a tutta la redazione de La Stampa oggi in sciopero». Dopo aver ricordato i motivi della protesta Assostampa e Odg concludono: «Ieri, al termine del flash mob per il mancato rinnovo del contratto organizzato dalla Fnsi, una delegazione di Associazione Ligure dei Giornalisti e Ordine dei Giornalisti della Liguria ha portato la propria solidarietà alle colleghe e ai colleghi della redazione di Sanremo de La Stampa». (anc)