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Vertenze | 10 Dic 2018
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Messaggero di Sant'Antonio: i figli in protesta con le mamme giornaliste in sciopero

Al quarto giorno di presidio dopo l'annuncio della chiusura della redazione da parte della proprietà dei frati minori conventuali, non si contano le manifestazioni di solidarietà agli otto redattori, le ultime, in ordine di tempo, quelle del Cdr dei Periodici San Paolo e delle Ucsi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
Quarto giorno di presidio per i giornalisti del Messaggero di Sant'Antonio

Quarto giorno di presidio nella sede del Messaggero di Sant'Antonio dopo l'annuncio choc della chiusura della redazione da parte della proprietà dei frati minori conventuali della Provincia italiana di Sant'Antonio di Padova. Domenica, la sorpresa alle mamme in sciopero l'hanno fatta i figli: quelli di Sabina e Giulia, adolescenti fra i 14 e i 16 anni, che hanno voluto partecipare alla protesta. Prima hanno ideato lo striscione, poi hanno chiesto ai papà di portarli davanti all'entrata principale del MsA. Dalla finestra con le sbarre si vede uno dei giornalisti 'barricati' che mostra l'ultimo numero del mensile. Intanto non si contano le manifestazioni di solidarietà agli otto redattori, le ultime in ordine di tempo quelle del Cdr di Famiglia cristiana e dei Periodici San Paolo e delle Ucsi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che riportiamo di seguito.

Il comunicato del Comitato di redazione dei Periodici San Paolo
Il Comitato di Redazione dei Periodici San Paolo (Famiglia Cristiana, Credere, Jesus, Maria con te) esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza umana e cristiana agli otto colleghi, e alle loro famiglie, del Messaggero di Sant'Antonio e del Messaggero dei ragazzi, già in regime di solidarietà al 20 per cento, e ora licenziati in tronco alla vigilia di Natale per la crisi dei due storici mensili che, a detta dell'editore, fra' Giancarlo Capitanio, «hanno portato a perdite per milioni di euro negli ultimi anni». La crisi dell'editoria è una realtà, dolorosa, di questi anni ma troppo spesso gli editori, a corto di idee e strategie, l'hanno scaricata in maniera pressoché totale sui lavoratori e le loro famiglie. Questo purtroppo è accaduto e accade con molti editori laici. Stupisce e addolora che questo stesso metodo venga adottato da un editore religioso come i Frati della Basilica di Sant'Antonio di Padova. Lascia inoltre sconcertati, come denunciato dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e dal Sindacato dei giornalisti del Veneto, che il licenziamento dei colleghi sia arrivato senza un confronto fra editore e sindacato ma sia stato comunicato ai diretti interessati in maniera brutale e improvvisa. Ancor più sconcertante è che nel comunicato dell'editore si afferma che le pubblicazioni dei due mensili andranno comunque avanti per «salvaguardare e portare avanti il progetto evangelico e caritativo con i mezzi che lo contraddistinguono nella sua storia ultracentenaria», ma facendo a meno dei giornalisti i quali, anche con i loro sacrifici, hanno contribuito in questi anni a tenerli in vita e a portarli avanti. Auspichiamo vivamente a questo punto che il licenziamento venga revocato e che l'editore si sieda attorno a un tavolo per discutere e trovare una soluzione per gli otto colleghi e le loro famiglie.

Ucsi Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige: «Preoccupazione, stupore e sconcerto»
Le UCSI del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige esprimono preoccupazione, stupore e sconcerto in merito alla decisione dei frati francescani conventuali della Basilica di Padova di licenziare gli otto giornalisti della redazione de 'Il Messaggero di Sant'Antonio'.
Preoccupazione perché la chiusura della redazione del Messaggero rappresenta un ulteriore grave colpo all'informazione religiosa, già duramente provata in molte realtà, con il progressivo impoverimento degli strumenti comunicativi. Nel ribadire l'importanza per la comunità cristiana di poter disporre di propri mezzi di comunicazione, rilevano come essi, per la natura del messaggio chiamati a diffondere, non possono rispondere esclusivamente a logiche di natura economica, ma vadano inseriti in un contesto più ampio di azione pastorale, che non può prescindere da una adeguata presenza nel contesto mediatico.
Stupore perché non si capisce come una rivista come il Messaggero (la più diffusa al mondo e con una storia centenaria) possa aver accumulato in questi anni un passivo così rilevante e non ripianabile, anche in considerazione del fatto che la casa editrice è legata - sul piano etico, valoriale e diffusionale - alla Basilica del Santo, proprietà della Santa Sede.
Sconcerto perché la decisione è stata presa sulle spalle dei lavoratori dietro ai quali ci sono delle famiglie, senza alcuna considerazione dell'aspetto umano, con l'aggravante che la casa editrice ha annunciato l'intenzione di proseguire la pubblicazione delle riviste – come si legge nel comunicato dell'azienda - utilizzando prestazioni professionali al di fuori degli attuali contratti giornalistici.
Di fronte a questa e ad altre simili situazioni (in questo periodo è uno stillicidio di radio, periodici e Tv diocesane chiusi) le UCSI del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ricordano che già Papa Francesco – come si legge in una nota della Sala Stampa della Santa Sede in merito al messaggio per la prossima Giornata delle Comunicazioni Sociali – ha affermato «l'importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, e che pone l'accento sul valore dell'interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l'altro».
Ed ancora ricordano quanto affermato nell'editoriale dell'ultimo numero di 'Desk – Raccontare la città': «Dove c'è una frattura, o una ferita, c'è qualcosa da risanare. È vero per la Giustizia, è vero per il patto sociale sotteso all'idea di cittadinanza, ed è vero specificamente per certe città ferite del nostro Paese».
In questo momento, insieme ai colleghi della redazione de 'Il Messaggero di Sant'Antonio', anche la città di Padova è ferita. E la ferita si estende a tutte le città nelle quali il Messaggero arriva, in ogni parte del mondo, come si evince dalle numerose testimonianze giunte ai colleghi in questi giorni.
Le UCSI del Triveneto, quindi, si sentono chiamate ad esprimere la propria solidarietà ai colleghi coinvolti nel processo di licenziamento ed auspicano che siano messi in campo tutti gli strumenti possibili – a partire dal dialogo fra le parti - affinché la casa editrice possa tornare sui propri passi e si trovi una soluzione di buon senso, che tenga conto della contingenza economica sia del giornale sia, soprattutto, delle famiglie che subiscono, ingiustamente, gli effetti di un licenziamento in tronco.

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