«L'Assemblea dei Cdr e dei Fiduciari della Rai convocata a Roma esprime grande preoccupazione per la fase di stallo che si profila all'orizzonte per un'azienda che ha dilapidato gli ascolti di Rai3 (e in parte di Rai2) e che resta sotto il diretto controllo del governo. Non possiamo ignorare che l'indipendenza dell'informazione è sempre più sotto attacco e la prospettiva di un ridimensionamento del Servizio Pubblico è concreta». È quanto si legge in un documento approvato all'unanimità dall'Assemblea dei rappresentanti dei giornalisti del servizio pubblico diffuso venerdì 6 novembre 2026.
«Serve una legge di riforma della governance Rai che sia realmente in linea con i principi sanciti nello European Media Freedom Act, in vigore da oltre un anno. Indipendenza dei vertici dal controllo del governo e dei partiti e certezza di risorse», prosegue il documento.
Non solo. «In vista delle prossime elezioni - proseguono Cdr e Fiduciari - riteniamo che un confronto tra redazioni e direzioni non sia rinviabile per garantire un racconto del Paese che sia rispettoso del pluralismo politico e sociale e superi finalmente la formula del cosiddetto 'panino' infarcito delle dichiarazioni, spesso autoprodotte dagli stessi politici. Nella situazione attuale, con l'aggravante dell'assenza della Commissione parlamentare di Vigilanza, i vertici aziendali non devono nemmeno rendere conto delle scelte, comprese quelle disastrose sulla terza rete dove un'intera fetta di pubblico è stata regalata alla concorrenza, svuotando deliberatamente un canale della sua identità e dei suoi contenuti».
Per i rappresentanti sindacali, inoltre, «mentre il piano industriale resta attuato solo sulla carta, quello delle news è, a oggi, un foglio bianco e il piano immobiliare aliena il patrimonio storico dell'azienda e marginalizzare diverse sedi regionali. Il tutto - incalza l'Assemblea - mentre l'ultimo rapporto Agcom sul Sistema integrato delle Comunicazioni certifica che nel 2024 per la prima volta una piattaforma online detiene la quota più elevata del SIC: Alphabet/Google, con il 12,4% delle risorse complessive, sale al primo posto mentre scende al secondo la Rai con una quota del 12%, seguita da Meta/Facebook, che raggiunge per la prima volta la terza posizione con il 9,7% del totale».
E «non da ultimo, la posizione finanziaria netta (indebitamento) è peggiorata, le redazioni scontano tagli ai budget e si riducono le trasferte e troupe, in un momento storico dove deep fake e AI impongono di essere nei luoghi dove i fatti avvengono», incalzano Cdr e Fiduciari che registrano, inoltre, «con preoccupazione che, nonostante l'accordo sindacale firmato con Usigrai che prevede di bandire entro fine anno una selezione pubblica per coprire vuoti di organico e pensionamenti della Tgr, l'azienda ancora non procede agli adempimenti necessari per rispettare i tempi previsti dall'accordo stesso. Non solo i vuoti di organico continuano a riguardare le testate nazionali e l'ufficio stampa».
L'Assemblea riscontra poi «immobilismo» anche «nella mancata apertura dei tavoli richiesti da mesi dal sindacato: sul pieno riconoscimento dei diritti sindacali per i giornalisti e le giornaliste che lavorano nei generi (reti) e sulla regolamentazione dei social per attività editoriale, oltre alla necessità di sapere se i contenuti prodotti dalle redazioni vengono regalati alle piattaforme oppure se esistono degli accordi che ne valorizzano la fruizione sulle piattaforme social».
In questo contesto «l'Assemblea dei Cdr e Fiduciari della Rai esprime preoccupazione per la tenuta aziendale e occupazionale. Serve far presto, liberare la Rai e i suoi dipendenti dal controllo dei partiti di ogni colore, affinché il servizio pubblico - conclude il documento - possa finalmente esprimere tutto il proprio potenziale». (mf)