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Anniversario | 23 Set 2020
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Sergio Mattarella ricorda Giancarlo Siani: «Testimone del miglior giornalismo»

In un messaggio al presidente della Fondazione Siani, il Capo dello Stato celebra il giornalista ucciso 35 anni fa dalla camorra a soli 26 anni. «Il suo sacrificio resterà nella coscienza di tante persone oneste», scrive. «Le mafie possono essere sconfitte e verranno certamente sconfitte».
Sergio Mattarella (Foto: quirinale.it)

«Sono trascorsi trentacinque anni dal feroce assassinio di Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino di Napoli, autore di coraggiosi articoli sulle attività criminali dei clan della camorra e sui loro conflitti interni. Giancarlo Siani fu ucciso proprio per il lavoro svolto, per l’onestà e l’intelligenza con cui onorava il diritto alla libera informazione, raccontando i delitti della malavita e le trame di chi ne tirava le fila». Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Fondazione Giancarlo Siani Onlus, Gianmario Siani.

«Le organizzazioni camorristiche – aggiunge – non tollerarono che fosse svelato ciò che volevano restasse occulto: dagli affari illeciti alle complicità, alla violenza, che lasciava scie di morte: comprimevano libertà e opportunità in ogni campo della vita economica e sociale. In questo giorno di memoria per Napoli e per l'intera comunità civile, desidero esprimere a Lei un sentimento di solidarietà e gratitudine per l'impegno civile che negli anni è stato promosso, a partire dal dolore di una ferita purtroppo insanabile».

Giancarlo Siani, prosegue il Capo dello Stato, «è stato testimone del miglior giornalismo: sarà sempre un esempio di coraggio e di professionalità per chi ha lavorato con lui e per chi intraprende, con idealità e passione, la strada del giornalismo. Il sacrifico di Giancarlo Siani resterà nella coscienza di tante persone oneste che si battono per contrastare l'illegalità e le mafie con gli strumenti della civiltà, della cultura, con il rispetto della verità e delle regole. Le condanne inferte ai killer e ai mandanti di Siani, al termine del percorso processuale, sono una prova ulteriore che le mafie possono essere sconfitte e che verranno certamente sconfitte».

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